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Una piccola lezione: la storia di Federico...

20/02/2006

 

In un mondo impazzito come quello del calcio (violenza, ingaggi fuori da leggi economiche e morali, discriminazioni e ineguaglianze nella gestione dei diritti TV, razzismo, personaggi-dirigenti che usano il calcio solo come mezzo per altri scopi, economici o politici, un tifo che raramente sa divertirsi con ironia e rispetto degli altri, giocatori pagati milioni di euro per andare via dalla propria squadra, stadi vuoti in cui non siamo capaci più nemmeno di far crescere l'erba…) ogni tanto si accende una luce, compare un bagliore che ti riavvicina al significato più profondo dello sport e dello spettacolo. Il significato del gioco che sa farci passare delle ore nel divertimento (un elemento importante per affrontare la vita, quella reale, fatta spesso di difficoltà e sofferenza), quello dei valori e della morale. Non sono un tifoso vero, lo sono stato da ragazzo, ai tempi del secondo scudetto viola (una bella canzone, cara anche a Federico direbbe "ma quanto tempo ancora?...."), poi mi sono lentamente allontanato per molti dei motivi di cui sopra. Da una decina di anni mi sono riavvicinato, "de forza", sulla spinta dell'entusiasmo del mio figlio più piccolo (ora quasi quindicenne) che ha iniziato subito ad appassionarsi a questo sport, praticandolo a livello giovanile con risultati lusinghieri. 25069In questo caso per fortuna, il calcio è stato quello che dovrebbe essere lo sport: sviluppo del suo corpo e importante scuola di vita, l'abitudine all’impegno e all'allenamento per raggiungere un risultato, il confronto e la collaborazione con i compagni di squadra, il rapporto di crescita con l'allenatore, una svago e una valvola di sfogo importante, lo sviluppo dell'attitudine ad essere leader nel senso positivo del termine (di guida per gli altri e spesso anche per gli avversari), un impegno importante che lo aiutasse a non lasciarsi andare all'ozio strisciante e quotidiano della televisione, del videogioco o del vuoto che tanto spesso prende i giovani e non solo…. Ora che questa strana vita lo ha messo di fronte ad una prova così importante e difficile Federico sa che non potrà più avere parte attiva nella pratica sportiva del calcio: la malattia (che sta ancora affrontando con la "fascia da capitano" che si tiene al braccio nella vita oltre che sul campo) e soprattutto l’intervento alla gamba non gli permetteranno di continuare a raccogliere il pallone nella propria od altrui porta gridando "forza ragaaa!...." e spronarli alla vittoria o, comunque, a far di tutto per raggiungerla. Ma tutto ciò che ha imparato sul campo di gioco e in allenamento lo ha aiutato ad affrontare i tanti problemi e le enormi sofferenze di questo periodo, trasformando ogni "scalino" in uno strumento di crescita e rafforzamento, dal quale ne esce ogni volta più grande e più forte. La metafora sportiva lo ha aiutato, la vicinanza con i compagni lo ha rallegrato e spinto nei momenti di sconforto o tristezza, il rapporto di stima e confronto con gli allenatori passati e presenti lo ha fatto sentire importante, lo ha guidato e sostenuto.24478(3) Federico è cresciuto e ci ha fatti crescere con la sua determinazione e la sua generosità: quando i compagni di squadra gli hanno intestato l’assegno della raccolta che avevano deciso e iniziato assieme nel ritiro precampionato e che, a seguito della malattia che lo aveva colpito, avevano deciso di donargli, Federico non ci ha pensato un attimo e non gli è nemmeno balenata l’idea di un uso personale di quei quasi 500€ ed ha detto: "questi soldi devono andare alla ricerca, perché se io mi salverò è perché in passato sono stati spesi soldi nella ricerca e un domani un ragazzo che dovesse essere colpito dallo stesso male dovrà avere ancora più possibilità di successo e meno problemi nella cura". In questo periodo nel quale è stato accompagnato e rassicurato dalla professionalità e la disponibilità delle strutture e delle persone che lo stanno curando, si è anche scontrato con le lacune e le deficienze di una sistema sanità che spesso, per mancanza di soldi o organizzazione, vanifica o rende meno incisivi i tanti sforzi delle persone (medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi…) ed è lecita la sua domanda che spesso sporge spontanea "ma non potevano pensarci prima?" "ma non si sapeva già che avrei dovuto fare questa cosa?" "ma devo ricordare io che c’è questo problema?". Così il calcio è servito anche come diversivo e svago nelle giornate difficili della chemioterapia o in quelle dei problemi conseguenti, anche in quelli che lo costringevano a tenere per più giorni un ago con la morfina per il dolore e un altro per le trasfusioni. L’essere "tifosi" di una squadra tanto tartassata in passato ed oggi modello di organizzazione societaria, economica, sportiva e morale (vedi il comportamento dei giocatori in campo) ha aiutato a restare vicini a questo ambiente nel modo più giusto ed ha aiutato me a riavvicinarmi a questo mondo per utilizzarlo con Federico a distrarci e appassionarci per le gesta di Brocchi, Toni o Pasqual. Già tutto questo non è poco. Ma ci sono state anche le visite e gli incontri con i propri allenatori, con calciatori importanti della Fiorentina,

il dono di maglie (della propria squadra, della Fiorentina, della nazionale….), della fascia di capitano che nessuno potrà più togliergli. Ora, in occasione di una partita importante come quella con l’Inter il "cuore pulsante" dello stadio (ed in particolare dei "ragazzi") ha voluto dedicargli uno striscione, 24538(3)con un gesto che potrebbe essere visto come "di facciata", come uno fra i tanti, come un intermezzo fra un petardo e un lazzo di scherno. Ma non è così, non è stato così. Il messaggio è arrivato forte a noi familiari, agli amici e soprattutto a lui. Un messaggio importante di stima e di affetto, una ulteriore spinta a continuare su questa strada che lo porterà a confrontarsi in modo "normale" con la sua vita fra qualche tempo, anche senza il calcio agonistico, ma con la forza di chi saprà apprezzare e godere di ogni cosa che ha e non di quello che, anche senza averne nessuna colpa, gli è stato tolto.

 

Nella camera assieme ai tanti richiami all’altra sua "grande amica", la musica, ci sono tanti segni del cuore viola: le sciarpe, le bandiere, le foto, i poster, le maglie…. In fondo al letto c’è una grande cornice in plexiglas con dentro una pagina di giornale che riporta le idee, le convinzioni, il modo di vedere il gioco del calcio da parte del mister Prandelli: il pressing, il gioco di squadra ancor prima delle doti individuali, la lealtà e la dedizione del calciatore alla causa… una metafora che Federico sente sua e che ha saputo riportare anche nella vita. Ecco, per un attimo dimentichiamoci di tutte le nefandezze che ruotano attorno a questo mondo, prendiamo invece tutti questi gesti, questi comportamenti, questa capacità di impegnarci e aiutare chi è accanto a noi per raggiungere assieme un obiettivo e un risultato importante e teniamolo ben stretto a noi: allora assieme a tutta la curva potremmo gridare "Forza Viola!"… "Forza Federico" e grazie per tutto quello che ci dai…
 
lettera firmata
 
Tratto da "La Fiorentina" del 17 Febbraio 2006
 
 

 

federico lunedì 20 febbraio 2006, 20:45

un'oretta fa ho visto l'articolo e i commenti sul sito.ho iniziato a pensare a questo federico...poi mi sono accorto che ero io.bhè,a quel fatidico punto diciamo che non emozionarsi sarebbe stato leggermente impossibile.l'unica cosa che ho da dire è "grazie ragazzi".c'è da considerare che,anche se è un percorso parecchio duro e spesso molto difficile da sopportare sia fisicamente,che psicologicamente,io sono facilitato in quanto ho l'appoggio di tante persone,addirittura che non conosco.pensiamo a tutti quei bambini,ai ragazzi e a tutte le persone colpite da questi ingiusti mali che oltretutto hanno difficoltà legate anche alle affettività,problemi che fortunatamente non sono presenti in me.comunque la mia partita continua per il meglio,sempre ricca di contrasti,ma come dice vasco "va bene,va bene così...".la vita è meravigliosa ed è sempre il modo con cui la si affronta che crea la differenza.grazie ancora a tutti.fede

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