Ora bisogna confermarsi. Rossi, Berna & Co.: l’altra Viola alla riscossa in Europa

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Risvegliarsi e vedere la Fiorentina lì, in cima la classifica, a guardare tutti gli altri dall’alto in basso, ha fatto sicuramente un bell’effetto ai tifosi viola, a Firenze e in ogni angolo del globo. Messaggi e commenti entusiastici, sui social e per strada, nei bar o a lavoro, per una prestazione ai limiti dell’incredibile a San Siro contro l’Inter, la squadra che secondo molti si apprestava ad ammazzare il campionato. Tutti consapevoli che il cammino sarà ancora lungo, che ancora siamo solo alla sesta giornata… ma l’essere tifoso fiorentino, in fondo, è anche questo: gioire a dismisura per le imprese della propria squadra, anche estemporanee, magari su campi di quelle squadre incensate dal pubblico nazionale. Le cosiddette big, che spendono, spandono e spesso fanno soprusi (sul campo o a livello economico). Il primo posto in classifica mancava alla Fiorentina da 6069 giorni, e allora fino a sabato prossimo giusto celebrare ancora il primato viola.

Di contro, però, tutti sanno che il cammino è ancora terribilmente lungo. Nessuno si sbilancia sulla parola che inizia con la ‘S’, e la dirigenza continua a predicare piedi per terra. Anche perché, negli ultimi anni della gestione Montella, le incomprensioni più grandi tra società-squadra-tifosi sono nate proprio relativamente agli obiettivi dichiarati. E allora, profilo basso, anche se la consapevolezza di avere una squadra attrezzata, dalla mentalità vincente, che ancora è lontana dall’essere al suo 100%, è ben precisa. Così come aumentano le convinzioni dell’aver operato bene, in sede di decisioni di mercato (dalla scelta dell’allenatore a quella dei giocatori), pur in mezzo a difficoltà e punti delicati, con un bilancio chiuso peraltro in positivo.

L’impresa di Milano, insomma, resta nella storia ed è giusto godersela, ma come succede spesso nel calcio, il difficile è confermarsi. Soprattutto in un campionato nel quale soprattutto le cosiddette ‘piccole’ stanno dimostrando di non mollare di un centimetro. La Fiorentina ha passato finora con alti voti i test contro Bologna e Carpi, per citare due neopromosse, e in questo senso la sfida di domenica sera contro l’Atalanta sarà una bella prova del nove per la squadra di Sousa. Formazione quadrata e pericolosa in ripartenza, quella di Reja: per la Fiorentina una gara chiave per testare le ambizioni di restare in alto. Anche perché, contro l’Inter Sousa ha varato la sua Fiorentina anti-big vista anche nel pre-campionato e nella gara con il Milan, ovvero tutta pressing alto, corsa e verticalizzazioni. Contro l’Atalanta, invece, dovrà essere tutta un’altra partita, preparata in modo molto diverso. Bisognerà scardinare un fortino che verrà a Firenze per chiudersi a riccio e ripartire. E mostrare i progressi fatti sul piano del gioco e del possesso contro squadre chiuse.

Prima, però, la sfida in Portogallo contro il Belenenses, in Europa League. Gara importantissima, per il percorso europeo viola. Nella trasferta a Lisbona la Fiorentina è chiamata a dare la prima conferma di carattere al momento d’oro in campionato. Sia per dare seguito al percorso vincente, al processo di crescita, ma anche per la classifica del Girone I, visto che dopo il ko interno con il Basilea altri passi falsi non sono permessi. Fondamentale, infatti, passare il girone, ma anche arrivare al primo posto, per evitare di incrociare qualche big ai Sedicesimi. E allora contro la squadra di Sa Pinto, giovedì sera, vietato abbassare la guardia. Rientreranno Rossi, Bernardeschi, Babacar & company, che a Milano sono rimasti a guardare. Qualche problema dietro, con la squalifica di Gonzalo e gli infortuni di Roncaglia e Pasqual (con la coperta in difesa che si riscopre ancora corta), ma dovrà essere la prova di squadra, in particolare, a dare ancora garanzie.
Vincere per dar seguito al momento magico… e continuare a sognare.

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it

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