Parte l’Europa League, Sousa è la tua Champions League

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    Sousa Una Champions in miniatura. Con squadre come Manchester United, Zenit, Shakhtar, Roma, Inter, Bilbao in campo già dall’inizio e con in palio il montepremi più ricco di sempre. Se finora l’Europa League è stata la vetrina per farsi conoscere, il palcoscenico buono per fare esperienza e diventare grandi (anche dal punto di vista del ranking Uefa, dove i viola adesso sono venticinquesimi, davanti anche a Liverpool, Milan e Inter), adesso per la Fiorentina diventa un obiettivo primario.

    In casa viola infatti c’è la consapevolezza che almeno fino alla riforma Champions del 2018 (quando l’Italia tornerà ad avere quattro squadre nella massima competizione europea), sarà importantissimo consacrarsi nella vecchia coppa Uefa e, allo stesso tempo, rilanciare ogni anno la propria candidatura per un posto in finale. Dopo la bruciante eliminazione contro il Tottenham, l’avventura riparte da Salonicco. Contro una squadra già battuta due anni fa, e con una partita, difficilissima da un punto di vista ambientale vista la fama del Toumba Stadium, subito da non fallire. Già, perché se davvero la Fiorentina vorrà giocare un girone eliminatorio senza gli affanni dell’anno scorso, sarà fondamentale partire forte. Turnover sì, ma con cautela insomma. Perché anche Sousa quest’anno sarà chiamato a gestire le sue scelte tecnico-tattiche in maniera diversa. L’anno scorso il boom improvviso viola e il primo posto in classifica fecero optare il portoghese per una scelta chiarissima: far giocare sempre i titolarissimi in campionato e lanciare le seconde linee in coppa.

    Con una rosa più ampia a disposizione però, Paulo già contro il Paok potrà permettersi il lusso di lasciare qualche big in panchina, senza gli eccessi dell’ottobre scorso quando contro il Lech Poznan al Franchi, varò la Fiorentina 2 e subì un’inopinata sconfitta che costò il primo posto in classifica e il conseguente accoppiamento contro gli Spurs.

    Logico dunque aspettarsi Baba (anche ieri provato come titolare) e Berna (l’escluso eccellente di Marassi) in campo dall’inizio, magari con De Maio dietro, Milic a sinistra, Cristoforo in mezzo (Vecino a proposito non sarà rischiato neppure stavolta) e pure Lezzerini in porta. Tutte idee che Sousa farà diventare certezze solo all’ultimo momento.

    Di certo, l’input societario arriverà anche a poche ore dal match greco: con la squadra volerà il presidente esecutivo Mario Cognigni, che ribadirà il desiderio della proprietà di inseguire il sogno europeo. E la voglia di ripetere le cavalcate con Prandelli (del 2008) e Montella (del 2015), magari centrando la finalissima di Solna.

    Per il club tra l’altro, questa Europa League può rappresentare una ghiotta occasione per autofinanziarsi, visto che la Uefa ha ritoccato i premi: la coppa varrà 399,8 milioni di euro, quasi 20 in più rispetto a un anno fa. Per quanto riguarda i premi sportivi, un club al massimo potrà mettersi in tasca 15,7 milioni di euro, soldi a cui andrà aggiunto il cosiddetto market pool (la distribuzione dei diritti tv in base alla nazionalità e a quanta strada sarà fatta nella competizione) e gli incassi da stadio.

    Vincere il girone significherà incassare 600 mila euro, passare i turni eliminatori invece varrà dai 500 mila euro dei sedicesimi fino all’1,6 milioni della semifinale. Senza dimenticare i 6,5 milioni che andranno al vincitore. Ce n’è abbastanza dunque per fare sul serio. Per la viola in rosso (si giocherà con la terza maglia) tra l’altro c’è da difendere un vero e proprio fiore all’occhiello: delle ultime 34 partite europee, la Fiorentina ne ha vinte 17. Esattamente il 50%. Un dato eccellente che cozza con la crisi nelle coppe del nostro calcio e che, in Italia, possono vantare solo Juventus e Napoli.