Pasqual: “Firenze è casa mia, ora c’è l’Empoli ma quanto manca Davide”

di Alessandro Gozzini - La Gazzetta dello Sport

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L’ex capitano viola, in vista del derby toscano, ripercorre il suo cammino alla Fiorentina ma il ricordo è sempre e solo per Astori

Alla vigilia di Fiorentina-Empoli lunga intervista della Gazzetta dello Sport all’ex capitano viola Manuel Pasqual. Molti i temi trattati, soprattutto quello legato all’amico Davide Astori.

Non serve una fascia a tenere stretti due amici. Serve qualcosa di molto più resistente: le idee, le stesse priorità, i figli nati a un mese di distanza, l’appartamento in centro e una sola macchina per andare e venire dall’allenamento. Avrebbero dovuto ricordare anche questa partita, che Manuel Pasqual onorerà con i fiori sotto la curva del suo amico Davide Astori.

Una parete viola che ha sostenuto Manuel per undici anni di storia fiorentina: prima del derby da ex, aveva la fascia al braccio. Davide l’ha ereditata e oggi Firenze canta per lui, «il solo capitano». La partita sarebbe già stata speciale, così lo sarà ancora di più.

Fiorentina-Empoli è il suo derby del cuore?
«Firenze è casa mia, dove ho vissuto, vivo e vivrò. Nel 2005 mi presero dalla serie B e con loro sono diventato uno degli “eroi” di Anfield. Se una sola squadra ha vinto in Champions League in casa del Liverpool, quella era la mia Fiorentina. Oggi penso all’Empoli, che vive il derby con ansia e questa volta a maggior ragione: vogliamo un risultato per risalire la classifica».

La curva dedicò un coro specifico ai suoi cross. Stavolta che accoglienza si aspetta?
«Firenze non regala nulla, lo so benissimo. Il mio primo ritorno fu da pelle d’oca, ma me ne ero appena andato piangendo in giro per lo stadio mano nella mano ai miei bambini. So però che chi ha lasciato un bel ricordo resta qui per sempre: penso al nostro allenatore Beppe Iachini, un altro ex della Fiorentina. A proposito, ha un coro dedicato ormai da decenni e la gente non si stanca mai di cantarlo: “Beppe, picchia per noi!” Anch’io credo di avere chi mi vuole ancora bene».

Anche dopo che un anno fa condannò la Fiorentina a una sconfitta?
«Segnai il rigore decisivo al 94’ e da professionista responsabile riprenderei la stessa decisione. Poi feci per asciugarmi la bocca, e il gesto fu scambiato per un bacio alla maglia dell’Empoli: ora spero di aver messo le cose in chiaro».

I suoi 43 assist da difensore sono da primato: non basterà la sua esperienza per legarla a Empoli?
«Sto bene e sento di poter ancora dare tanto, in campo per migliorare certi numeri e fuori per la mia esperienza. Ma il futuro sarà senza di me: la dirigenza mi ha detto che non rinnoverà il mio contratto in scadenza a giugno. Continuerò altrove».

Il suo amico Davide cosa le avrebbe detto?
«Davide era quello che risolveva ogni problema. Magari mi “avrebbe dato in testa” come quella volta con Paulo Sousa: mi tolse la fascia e io mi lamentavo, lui invece di offrirmi una spalla su cui piangere mi disse: “Dimostra tu che si sbaglia”. Sapeva ascoltare, ma manteneva il suo punto. E con il confronto si arrivava sempre a una soluzione. Quando poi, un anno più tardi, la fascia da capitano è andata a lui, ne sono stato molto orgoglioso».

Condividevate altro?
«Tutto. Eravamo molto legati. Senza di lui c’è grande tristezza: frequentavamo lo stesso spogliatoio, era un compagno con cui vivere il calcio allo stesso modo. Si gioca, poi però si stacca. E inizia un mondo diverso: i nostri amici in comune, la famiglia, tutto il resto».

Il 4 marzo del 2018 «tutto si è fermato» scrisse sui social.
«Un giorno maledetto. Il direttore generale dell’Empoli mi chiamò piangendo, doveva parlarmi. Pensai subito alla mia famiglia, poi mi disse di Davide. E lì mi cadde il mondo addosso. Mi sentii perso e con il vuoto dentro. Potevo essere con lui, come successe a Sportiello la sera prima: averla vissuta da poco più lontano ha tolto solo lo 0,0001 per cento del disastro».

Ha un ricordo più dolce degli altri?
«Sui nostri momenti insieme potrei scrivere un libro. Ho faticato mesi e la ferita è sempre aperta. Il mio terzo figlio, Andrea, è nato a un mese di distanza da Vittoria. Con lei e Francesca siamo rimasti sempre in contatto. Per loro siamo stati un appoggio e un punto di riferimento. Penso a loro, ai genitori e ai fratelli di Davide in questi giorni in cui si è tornati a parlare della sua morte. Spero in una giustizia il più veloce possibile, per il silenzio e la tranquillità che merita la famiglia».

Qualcosa di lui che invece tiene per sé? 
«Due sere prima di quella domenica eravamo a cena insieme. Il sabato mattina l’ho incontrato ancora: un mio amico mi aveva chiesto la sua maglia e Davide me la portò. Ma il mio amico non l’ha mai vista, quella sarà per sempre mia».

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Beppe da romano
Ospite
Beppe da romano

Semplicemente tu e Davide uomini veri che sanno il valore della vita complimenti….

Fabrizio
Ospite
Fabrizio

Grande Manuel

Go.1951
Member
go.1951

Sei stato costretto ad andartene……..ma terzini di fascia del tuo valore, anche adesso non ce ne sono….poi come persona meriti tutto il rispetto del mondo viola…..quelli che giocano ancora per la maglia ed hanno dei valori come i tuoi…..saranno sempre ricordati ed applauditi.

michele
Ospite
michele

Grande capitano!

Sangue Viola
Ospite
Sangue Viola

Mai una parola fuori posto, grande uomo, gran sinistro e gran calciatore! Bentornato Capitano!

Giulio
Ospite
Giulio

da brividi. si capisce come mai ci manca cosí tanto. per sempre DA13

gabriella
Ospite
gabriella

Grazie Manuel per aver chiuso Firenze e David nel cuore. Grazie davvero sempre nostro capitano.

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