Pasqual, quella deadline per il rinnovo e la flebile speranza di andare avanti

0



Amarezza e dispiacere, quello che traspira dalle parole di Manuel Pasqual è questo. Sentimenti che stonano con quella che è stata l’esperienza viola del terzino: 11 anni, una fascia al braccio portata tante volte con rispetto e dignità e la consapevolezza di essere, numeri alla mano, una delle bandiere gigliate dell’era Della Valle.

E lasciarsi così non se lo aspettava proprio: anzi, tutt’altro. Aveva chiesto alla società chiarezza, in un senso o nell’altro: aspettava un sì o un no, ma voleva una risposta. Aveva dato pure una deadline, Pasqual: 1 maggio, data che la Fiorentina ha fatto passare senza comunicare niente. E così, a 4 giorni dalla sfida col Palermo, Manuel non sa ancora se sarà o meno l’ultima gara al Franchi della sua carriera viola. Non sa se dovrà salutare il suo stadio, cosa che gli farebbe piacere, o se semplicemente far finta di nulla attendendo, chissà, un segnale last-minute dalla società o congedandosi poi a fine mese con una lettera aperta per i tifosi.  

Un altro rinnovo gestito male, anche se questo ha peculiarità tutte sue. Già, perché l’importante non era trattenere o meno Pasqual dal lato tecnico, non era neppure blindarlo per evitare che andasse altrove. Era una questione di chiarezza, rispetto, riconoscenza: per questo il terzino si è sentito ferito. Perché dal 1 febbraio poteva firmare con chiunque e non lo ha fatto, perché poteva prendere contatti con altre società e non lo ha fatto.

Perché, per come è fatto, sperava che dopo 11 stagioni la Fiorentina avesse capito che avrebbe potuto tranquillamente comunicargli che non rientrava più nel progetto tecnico per aver regalato un finale diverso ad entrambi. Lui avrebbe accettato, ma almeno avrebbe avuto modo ed occasione per un’ultima passerella al Franchi davanti ai suoi tifosi. In cuor suo, Manuel, tiene pure una piccola, flebile speranza di rimanere. Aspetterà fino alla fine, pur scottato da una vicenda che fa male all’immagine della bandiera viola nell’era Della Valle. Messo nel dimenticatoio, senza riconoscenza. Bastava un sì o un no, bastava una risposta. Per regalare a Manuel Pasqual un finale più che meritato.