Pastorello: “Vi racconto Pepito.” Ventisette anni di calcio, dal NJ a Firenze…

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    Rossi esultanzaDai primi passi (calcistici) al Parma, all’esperienza in viola, dal periodo di Manchester a quello di Villareal. E’ un racconto a 360° quello che Andrea Pastorello, più di un agente per Giuseppe Rossi, ci regala (in esclusiva a Fiorentina.it) nel giorno del compleanno di Pepito (ieri il n.49 viola compiva 27 anni). Con lui a New York per seguirlo passo passo nel percorso riabilitativo, Pastorello si è intrattenuto con noi per ripercorrere i passi salienti dei primi 27 anni di Rossi, con qualche retroscena particolare… 

    Partiamo dagli inizi, da quando un ragazzo del New Jersey venne in Italia per inseguire il proprio sogno. “Dottor Pastorello, quando ha conosciuto Giuseppe?” “Aveva 13 anni, giocava a Parma da uno. Me lo avevano segnalato degli amici, capii subito che aveva grandi doti. Poi conobbi il padre…” Una figura importante per Giuseppe. “Tutti i padri lo sono, ovviamente, ma diciamo che è stato il primo grande estimatore. Intravede il talento del figlio e capì che, probabilmente, in America, sarebbe stata più dura: il calcio era la grande passione di Giuseppe e decise di portarlo in Italia…”. Inizia così l’avventura di Pepito, che a Parma muove i primi passi nel mondo del calcio. Poi, un giorno, la chiamata dello United… “Non abbiamo mai cercato noi lo United – precisa Pastorello – furono loro a cercarci. Era il periodo in cui molte squadre inglesi venivano a prendere giovani giocatori in Italia, soprattutto sfruttando un vuoto regolamentare.” Col Parma, però, nessuna frizione. “No, sono sempre rimasto in ottimi rapporti: era da un anno che suggerivo loro di contrattualizzare il ragazzo, immaginando proprio lo scenario che poi si sarebbe delineato…” E dunque nuova avventura. “Sì, c’è da dire che Giuseppe partiva avvantaggiato per l’inglese, che gli ha dato mano.” Poi, però il ritorno in Italia, ancora a Parma: un’ottima stagione, ma nessuno scommise su di lui. Eppure Ghirardi cercava soci per riscattarlo dai Red Devils. “Sì, se c’è un Presidente in Italia che ha sempre creduto su Giuseppe quello è Ghirardi (prima di Della Valle nella storia recente). 
    Il riscatto sarebbe costato 10 milioni, il Parma non li aveva, lui cercò qualche partner ma nessuna squadra di Serie A si fece avanti per la comproprietà. Nessuna.” E allora, in estate, Villareal. “Era l’ambiente giusto per Giuseppe: chiedemmo a Ferguson di lasciarci andare perché a Manchester trovava poco spazio.” Villareal, che, ad oggi, è la pagina più importante della carriera di Rossi: tante gioie sul campo, ma anche la tristezza dei due infortuni. “E ci aggiungerei la morte del padre, giorni davvero bui. Villareal è stata una bella esperienza, pensavamo “di passaggio” ed invece ci siamo stati 5 anni. Quando mi chiedono se a Firenze siamo di passaggi, rispondo che non si può sapere…” Poteva essere più breve il cammino in Spagna, se l’affare col Bayern Monaco si fosse concretizzato. “Era tutto fatto, tutto. Avevamo accordo su prezzo del cartellino ed ingaggio. Era il giorno prima del secondo infortunio di Rossi, in 15 giorni ci saremmo incontrati per mettere nero su bianco. Ed invece niente… Tra l’altro, curiosamente, Giuseppe sarebbe andato a giocare con Gomez…”. Dopo l’infortunio, dal Bayern Monaco non avete più ricevuto offerte? “No.” Caduta e rinascita di Rossi, però, per la seconda volta e allora alla vostra porta bussò la Fiorentina… “Si.  Non so chi precisamente all’interno della Fiorentina abbia poi deciso definitivamente di chiudere per Rossi, ma posso dire che, senza la cena a New York con Pradè, Rossi non sarebbe alla Fiorentina.Come vi hanno convinti? “Col progetto. Il Direttore a New York ci fece conoscere il progetto della Fiorentina, che Rossi dall’America ancora non conosceva. Capii subito che era la piazza giusta per ripartire.” C’erano altre squadre? “Avremmo sicuramente chiuso con un’altra squadra italiana. Io però avevo piacere che venisse a Firenze e dissi a Pradè di non farselo scappare. L’amore dei tifosi ed il calore della società, in questo momento, ci stanno dando la conferma che abbiamo fatto la scelta corretta.” Domanda indiscreta, erano cifre più alte quelle con il Bayern Monaco? “Rossi era al top, la stagione prima aveva segnato 32 gol. Sia per il cartellino, che per l’ingaggio, parliamo del doppio.” Pradè le parlò di un progetto… E di vittorie? “Una società che fa un’operazione come quella di Rossi è chiaro che voglia vincere. Gli obiettivi che ci eravamo posti era quelli del terzo posto e, per Rossi, di segnare 25 gol: con gli infortuni tutto è diventato più difficile, ma la Fiorentina è una squadra da terzo posto, anche secondo direi.” A Firenze avrebbe ritrovato Borja Valero e Gonzalo Rodriguez: hanno avuto il loro peso nella scelta? “Firenze l’abbiamo scelta a prescindere, sebbene siano due grandi amici. Ricordo che il giorno del primo infortunio, quando volai subito a Valencia col primo aereo, in camera trovai Rodriguez, ragazzo di un’umanità e sensibilità incredibile.” E qui mi allaccio per l’ultimo infortunio, perché i primi due a correre verso Rossi, e contro Rinaudo, sono stati proprio Borja Valero e Rodriguez: “Esatto…”. Un infortunio che proprio non ci voleva, anche perché Pepito era partito fortissimo. Ve lo aspettavate? “Diciamo che Rossi è uno che ha sempre segnato, sempre. E’ uno che i suoi venti gol minimo te li fa sempre…”Cos’è la prima cosa che le ha detto Rossi dopo l’infortunio? “Gli ho chiesto subito che sensazioni aveva. So che, per carattere, all’inizio va lasciato tranquillo. Poi mi ha detto “Le stesse dell’altra volta.”. La paura era quella del crociato, ma parlando coi medici mi spiegarono che, quando un atleta ha già avuto due infortuni importanti, se sente dolore in quella zona associa mentalmente e prova le stesse sensazioni. Fortunatamente c’era in quei giorni anche Luke Bongiorno, che ha subito messo mano al ginocchio.” Quelli seguenti sono stati giorni neri… Il primo sospiro di sollievo? “Giuseppe era distrutto, a terra. Vive per il calcio, ha anche altri hobby ovviamente, il calcio è una passione. Alla prima visita non andai, ma dentro di me pensai che, se un chirurgo rimanda di tre settimane, una cosa grave non poteva essere. Alla seconda visita ho voluto esserci assolutamente. Giuseppe è stato molto sollevato…” E adesso, come passate le giornate? “Sto qui fino al 12 febbraio, per assicurarmi che Giuseppe abbia un programma perfetto in tutti gli aspetti.” Come lo vede? “Carico, davvero molto carico. Ha anche voluto spostare la festa di compleanno per fare fisioterapia. Lavora 7 giorni su 7…” Il sogno è quello di indossare di nuovo la 49 viola in stagione? “Dobbiamo dividere fra teoria e pratica. In teoria, fra 3 mesi, ma anche due mesi e mezzo, può essere a disposizione. In pratica, dovremmo vedere: sono infortuni che ci impongono di vivere alla giornata. Giuseppe è però determinato al 100%, non vuole pensare ad altro. Speriamo di tornare presto, Firenze ci manca tanto…”