Più che un allenatore serve uno psicologo. Rossi, concetto crudo ma giusto: non si pensa al presente, ma al futuro

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Vigilia tranquilla, di quelle che servono per allentare la tensione in una settimana complessa, dal punto di vista degli impegni e delle emozioni. Prima il Lech Poznan, poi la Roma. Già, questo sulla carta, perché è inevitabile che la mente dei tifosi corra veloce a domenica, a quando il Franchi sarà esaurito in ogni ordine di posto e ritroverà Salah, quel ricciolino un po’ stralunato che da eroe è passato a nemico in poche settimane. Il Lech Poznan somiglia ad una specie di amichevole infrasettimanale. Paulo Sousa si arrabbierebbe se sentisse dire una cosa del genere ad un suo giocatore, ed infatti è bene che la squadra rimanga concentrata sull’obiettivo, anche perché i tre punti domani sera sono assolutamente vitali in chiave qualificazione. Ma i polacchi sembrano arrendersi ancor prima di giocare. Diversi i titolari lasciati a casa, come Arajuuri, Pawlowski e Linetty. Nomi sconosciuti al grande calcio, ma soprattutto l’ultimo è un talentino interessante che fa parte anche della nazionale polacca. Tutti a casa, a guardare la partita in tv. Scelta forse azzeccata, perché il viaggio verso Firenze è stata un’odissea. Attesi per le 16:30 in città, i giocatori del Lech Poznan sono arrivati nella tarda serata per problemi all’aereo. Insomma, la trasferta non è nata sotto i migliori auspici. La speranza, in casa viola, è che si possa archiviare la pratica senza spendere troppe energie. Missione assolutamente possibile, a patto che si scenda in campo determinati e con la testa al Lech Poznan. A parole sarà così, ma deve essere bravo Sousa a convincere i giocatori anche con i fatti. Più che un allenatore, in questo caso, serve uno psicologo.

 

Ed in campo scenderà chi, fin qui, ha avuto meno chance di giocare. Sepe sarà in porta, con Tomovic, Astori e Roncaglia in difesa. Non ci sono altre soluzioni, con Gonzalo Rodriguez che sconterà il secondo ed ultimo turno di squalifica. Sugli esterni i veri dubbi, specialmente a destra. Ballottaggio Bernardeschi-Rebic, con BÅ‚aszczykowski che dovrebbe riposare. A sinistra tornerà capitan Pasqual, mentre in mediana è lecito attendersi l’inedito terzetto composto da Mati Fernandez, Suarez e Verdù, che merita una chance dal primo minuto e che Sousa ha elogiato per l’impegno e per essere sempre entrato bene in partita quando è stato chiamato in causa. Occhio poi a Diakhate, che sta crescendo e si sta allenando bene all’ombra dei grandi. L’idea stuzzica Sousa, se la partita lo dovesse permettere potrebbe essere giunto il momento dell’esordio in prima squadra in competizioni ufficiali. In attacco pochi dubbi. Babacar è sicuro del posto, accanto a lui dovrebbe esserci Giuseppe Rossi.

 

Ed a proposito di Rossi, è giusto fare un discorso a parte. Firenze spinge, gli appassionati del campione italo-americano vorrebbero vederlo in campo nelle partite più importanti. Un guizzo, un colpo dei suoi possono risolvere le partite. Giusto, ma Sousa ha spiegato bene che al momento “il bene della squadra è più importante di Rossi”. Concetto crudo, ma probabilmente condivisibile. E non è detto che il bene della squadra non sia anche quello di Pepito. Il tecnico viola ha capito bene la voglia che Firenze ha di vederlo ancora protagonista, ma non deroga dal lavoro impostato con il suo staff. Il concetto è chiaro: Rossi ancora non è pronto per essere protagonista quando i ritmi si alzano. Avere il ginocchio stabile non significa essere pronti al 100% (soprattutto se si è fermi da due anni). Il mancato impiego in gare importanti come quella di Napoli, ad esempio, è una tutela anche per il giocatore, che in questo momento deve comunque fare i conti con una componente di rischio. Lo staff viola vuole portarlo ad essere equilibrato fisicamente e mentalmente per essere decisivo in futuro. Su questo non c’è alcun dubbio: Sousa è convinto che Rossi sia l’arma in più del girone di ritorno. Adesso occorre solo stringere i denti. Rossi deve lavorare e rispettare i programmi, accettando di buon grado anche l’esclusione in partite più delicate, mentre i tifosi devono aspettarlo senza mettergli troppe pressioni addosso. E’ questa la ricetta per avere un Fenomeno tirato a lucido da Natale in poi. D’altra parte è da lì in avanti che si decidono le stagioni.

Autore: Alessandro Latini (@LatoAle) – Fiorentina.it