Porte girevoli in difesa: la cessione di Alonso ha colto di sorpresa Paulo Sousa

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    sousa juventusCome riporta il Corriere Fiorentino, in principio fu l’addio a Savic. Seguito a ruota dalle telenovele Lisandro Lopez e Mammana, dall’incredibile caso Benalouane e, adesso, dalla cessione di Marcos Alonso. Storia di un allenatore e di una difesa dalle porte girevoli, con promesse non mantenute, clamorose carenze e musi lunghi. La difesa della discordia insomma rischia di creare un solco profondissimo nel rapporto tra Sousa e la Fiorentina e nell’alchimia nata in un ristorante di Lisbona tra Corvino e l’allenatore portoghese.

    Paulo infatti (per l’ennesima volta, visti i precedenti) c’è rimasto male. Alonso per lui era un perno imprescindibile di una difesa già considerata il punto debole della squadra: Marcos dava fisicità e garantiva almeno 50 partite l’anno di un certo livello. Inoltre, giocava anche come difensore centrale, cosa che ogni tanto consentiva a Sousa di far rifiatare qualche titolare. Non basta però. Perché a peggiorare il quadro c’è anche quella promessa fatta al tecnico («Non vendiamo nessuno dei big») da Corvino. Sousa anche per questo ha vissuto il suo compleanno con l’amaro in bocca. Tra quel senso di inquietudine misto a delusione che si porta dietro da un bel po’. Il patto di ferro, per lui, andava rispettato, anche rifiutando i milioni del Chelsea. Soprattutto perché il mercato in entrata è stato di secondo piano, proprio per rendere possibile la permanenza dei titolari.

    Starà a Corvino allora armarsi di pazienza e ricucire uno strappo che potrebbe creare tensioni. Già oggi tra l’altro il Corvo ribadirà pubblicamente il punto di vista del club: 1) la Fiorentina ha respinto assalti milionari per Borja, Vecino, Kalinic e Berna 2) le esigenze di bilancio hanno imposto la riduzione degli ingaggi e almeno una cessione importante 3) l’arrivo dei giovani amplia la rosa. Basterà per convincere Sousa? Difficile saperlo. Di certo lo stato d’animo del tecnico (che comunque resterà) e la sua voglia di ripartire, è di fondamentale importanza per puntare in alto.

    Dimenticare la cessione senza preavviso di Savic, la beffa Lisandro e la telenovela Mammana però sarà dura, anche perché le facce nuove per il momento non sembrano esaltarlo: Diks è acerbo, Salcedo deve integrarsi, mentre De Maio già a gennaio non era certo una prima scelta. «L’esperienza dell’anno scorso mi ha reso realista, ho imparato a gestire il mio entusiasmo», ripete sempre Sousa. Che già a Moena era apparso ben diverso rispetto al coinvolgente entusiasta dell’estate scorsa. Occhio insomma al «calo di tensione» costato punti (e la Champions) nello scorso girone di ritorno. Perché anche se tuffo fa pensare che questo sarà l’ultimo anno di Sousa in viola, non provare a ripetere la bella cavalcata di qualche mese fa (seppur con una squadra non rafforzata come si aspettava l’allenatore), sarebbe una sconfitta. Per la proprietà, per Corvino, ma anche per Paulo.

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