Programmazione: l’unica cosa in grado di colmare il gap

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Gap. Oggi va di moda chiamarlo così il divario tra alcune realtà ed altre. Per intendersi i 25 punti di distacco dalla Juventus di quest’anno ed i 37 dell’anno scorso, ma soprattutto i 2 punti dal terzo posto di due anni fa, i 13 dell’anno scorso, e gli attuali 5 di quest’anno (che potrebbero ancora ridursi). Ed il rammarico per i punti persi con Cagliari e Verona in casa sono sempre lì a ricordare alla Fiorentina che il terzo posto non era cosa impossibile da raggiungere. E se quell’accoppiata di gare è stata per molti la sentenza sul traguardo Champions League, è anche vero che nelle ultime 5 partite la squadra di Montella ha fatto 12 punti, 5 in più di Lazio e Napoli che lottano per il terzo posto, nelle ultime 10 partite 16 punti, 1 in meno delle stesse due, mentre nelle ultime 15 26, ovvero 6 in meno della Lazio ma 5 in più del Napoli. Forse, il terzo posto, è stato perso altrove. Magari in un girone d’andata dove le partite di Coppa Italia non c’erano, e l’Europa League non presentava certo gare insormontabili. Chiamatelo pure gap, se volete, con le colpe di questo divario divise tra eccessivo turnover e scelte dell’allenatore, rigori sbagliati, errori individuali etc. Ciò che resta è l’amarezza per ciò che poteva essere ma non sarà.

Un gap che può essere colmato con colpi di mercato da top club, dall’empatia e dal sacrificio (vedi Siviglia diventato imbattibile in casa), ma anche attraverso la programmazione. Cosa che la scorsa estate è mancata alla Fiorentina, di fatto prigioniera per oltre due mesi e mezzo di Juan Guillermo Cuadrado. Senza la cessione del colombiano, d’altronde, soldi per il mercato non ce n’erano, ed anticipi di cassa non potevano esserne fatti se non in minima parte. Ecco che dopo mesi di stallo Pradè e Macia si sono ritrovati agli ultimi giorni per completare una rosa dalle tante lacune. L’infortunio di Rossi ha fatto il resto, ed i problemi in fase realizzativa di Gomez hanno aumentato il famoso gap. Non saranno certo stati improvvisati gli arrivi di Badelj, Richards e Basanta, ma i famosi terzini che tanto servivano, alla fine, non sono stati presi e l’attacco è stato completato solamente a Gennaio. Certo fare mercato quando ad inizio sessione hai i soldi cash di Jovetic è più facile, ma intanto investire e sperare di rientrare come accaduto con Nastasic e Ljajic venduti a fine mercato, col senno di poi, avrebbe permesso alla Fiorentina, forse, di avere quei pochi punti che alla fine le mancheranno per arrivare terzi.

 

 

Errore da non ripetere anche questa estate. Come? Anticipando, se necessario, qualche colpo di mercato. Perché nel calcio si fa così. Nelle aziende forse no. Chiamasi programmazione. Quella che portava in viola i giovani migliori sul panorama calcistico nazionale, vedi Montolivo e Pazzini, con investimenti importanti, da affiancare a giocatori d’esperienza. Quella che puntava meno alla visibilità internazionale con campionati indiani e tournee in Sudamerica ma che faceva della Fiorentina un modello invidiato e studiato in tutta Europa. Cosa che adesso va recuperata. Perché la dimensione della Fiorentina non può essere inferiore a Siviglia, Dnipro, Napoli e Lazio. E’ la storia che lo dice. E con la risoluzione del nodo Montella, qualunque sia la decisione finale, la Fiorentina dovrà partire subito all’attacco. La prima fase deve essere quella degli investimenti, poi potrà partire quella delle cessioni. Altrimenti, anche questa estate, sarà vuota nei primi mesi, e di rincorsa agli ultimi giorni.

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