Quando la (mala) comunicazione fa solo danni

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C’era un tempo in cui il Franchi era un fortino, in cui meno di 35 mila persone non c’erano mai. C’era un tempo in cui qualcuno era costretto a scappare perché rincorso sul Viale dei Mille, c’era un tempo in cui la Firenze era la Fiorentina, un tempo in cui migliaia di persone si assiepavano fuori dai campini per sostenere la squadra nelle settimane dei grandi appuntamenti. Poi arrivò la modernità, l’era delle pay tv, dei new media, e con esse anche il calo di una identità che al Sivillismo, giusto per rimanere alle ultime vicende, poco aveva da invidiare. Ma se è vero che questo è accaduto un po’ da tutte le parti, è anche vero che per colmare il gap con le così dette grandi, a volte, bisogna anche guardare oltre. Accade così che fare la partnership col Pune ed andare in India a poco serve se al Franchi alla domenica portare 30 mila persone diventa un evento. Accade così che se non si riesce a far capire cosa è la maglia viola per un cittadino di Firenze e tifoso della Fiorentina difficilmente un atleta moderno (che non per forza è sinonimo di mercenario) sputerà sangue come da qualche altra parte accade (vedi appunto Siviglia).

Ed in tutto questo, cosa accade a Firenze? Come è possibile che i Della Valle ancora oggi, a distanza di 15 anni dove hanno portato la Fiorentina sempre e costantemente (tranne due anni complicati) tra le prime 4-5 squadre d’Italia siano ancora così non amati? Dove è finita quella unione e quella identità di cui parlavamo prima? Il tutto ha una risposta che col campo non c’entra assolutamente nulla: LA COMUNICAZIONE. Una buona comunicazione può farti uscire dal campo tra gli applausi più di una buona prestazione, anche se senza le prestazioni difficilmente si arriverà a livelli importanti. Ecco i 5 errori più lampanti che avrebbero potuto cambiare alcune cose:

La privacy e le aspettative deluse: Giuseppe Rossi e Mario Gomez. Va bene che c’è la privacy, e a volte si può pure dover preservare un patrimonio, ma qui non si parla dell’uscita di un nuovo modello di calzature. Ci sono gli affetti di mezzo. E se si fa uscire un report medico dove si indica un certo tipo di infortunio, il lavoro del giornalista implica l’andare a sentire pareri medici in riferimento a quel tipo di infortunio per capire le tempistiche di ripresa dell’attività sportiva. Se si parla di un certo tot di tempo per la ripresa, nel momento in cui il calciatore in oggetto si rivede in campo con mesi e mesi di ritardo, il tifoso si chiederà PERCHE’? COSA E’ SUCCESSO? Ed intanto le aspettative vengono disattese. Vedi l’infortunio di Gomez dell’altro anno, dove il problema alla zampa d’oca non è stato comunicato se non con settimane di ritardo che hanno portato la prima rottura col tedesco. Giuseppe Rossi non doveva tornare in campo a fine Marzo inizio Aprile? Misteri, all’insegna della privacy. Se poi l’infortunio di Rossi era avvenuto a fine agosto, non era forse il caso di provvedere subito all’acquisto di un altro attaccante di valore? Ma questo è un altro discorso. Il tifoso paga per vedere un giocatore, ed è giusto che sappia cosa quel giocatore ha. Si parla di calcio, e l’azienda calcio è un po’ diversa. Il cuore, la fede, non è un modello di calzature.

L’isolamento: A cosa serve isolare la squadra? Cosa accadrà mai al centro sportivo viola che i tifosi non possano vedere? Una volta ogni tanto, si intende. Non certo tutti i giorni. Possibile che il calcio di oggi sia tanto diverso da quello di 20 anni fa? Eppure c’è sempre un pallone, così come ci sono sempre 22 giocatori in campo e tranne qualche regola mutata il resto è tutto uguale. In un allenamento di scarico cosa avverrà mai che la gente non possa vedere? E intanto Firenze e la Fiorentina si allontanano sempre più. Quasi come se le due cose corressero su due binari che pian piano si allontanano. Quasi come se la Fiorentina non giocasse per Firenze, ma per se stessa. E dal Sivillismo, c’è anche questo da imparare. Anche perché la società sta già organizzando iniziative per portare i suoi tifosi a Varsavia.


La stampa non è un nemico, ma anzi…
Può essere una risorsa. Soprattutto quando le cose non vanno nel modo giusto. Il tifoso non sempre ha modo e tempo per seguire tutte le piccole dinamiche. Ecco che allora, farsi amica la stampa, può aiutare a sciogliere alcuni nodi intricati. Ecco che la domanda ‘perché è stato dato via Luca Toni?’ non ha ancora trovato risposte, se non in chi sa che Toni voleva avere un posto da titolare fisso. E la Fiorentina non poteva garantirglielo. Giusto per fare un esempio. Ed invece la stampa è il nemico. Dal media ufficiale, alle interviste, alla collaborazione. Nulla di tutto questo. Eppure, la Tod’s è un’azienda all’avanguardia in Italia e nel Mondo. E pensare che anche in quel ramo i Della Valle agiscano così come agisce la Fiorentina è impensabile. Ecco che il Siviglia porta i suoi giornalisti giunti a Firenze in giro per la città in pullman, a cena insieme alla squadra, e contribuisce ad alimentare e creare unità ed unione. Qui è semplice e pura utopia.

 

Il caso Neto Non si comunica in modo ufficiale che un calciatore non rinnoverà. Come accadde con Montolivo. E se poi ne avessi bisogno (come è accaduto)? Lo spogliatoio, quella comunicazione, non la prese affatto bene. Anziché ‘sfruttare’ il calciatore fino al termine del contratto la Fiorentina di fatto si è fatta sfruttare. Creando malumori da tutte le parti.

Chiarezza e proclami…. Visto che secondo Montella Firenze ha perso una buona occasione per ricordarsi qual è la sua dimensione, che lo dica la società quale è la dimensione della Fiorentina. A cosa puntiamo? Quali sono gli obiettivi di questa squadra? A cosa ambisce la Fiorentina? Perché se si fanno proclami, poi, vanno raggiunti determinati obiettivi. Altrimenti si perde di credibilità. Per non parlare del nuovo stadio, e di tanti altri proclami sbandierati al vento in questi ultimi anni.

In tutto questo c’è da difendere il quinto posto. Perché Firenze, forse, non pretende neanche di vincere. D’altronde la storia la sanno tutti. Ma c’è modo e modo di uscire da una competizione. D’altronde, l’anno scorso, dopo il ko in finale contro il Napoli, nessuno ha detto niente, anzi. Così come dopo la sconfitta contro la Juventus per 0-3. Mentre in migliaia hanno fatto ore piccole alla stazione per una vittoria ai quarti di finale o in semifinale di varie coppe, e speso fior di soldi per seguire la squadra in capo al mondo, così come affollando uno stadio dopo uno 0-3 incassato in Spagna. E rifarsela contro di loro, proprio, non ha senso. Riprovarci l’anno prossimo è cosa buona e giusta. Non sarebbe certo un atto di beneficienza. Questa è la dimensione della Fiorentina.

Autore: Gianluca Bigiotti – Redazione Fiorentina.it