Quanta fatica a fare gol… Crisi di gioco e dei singoli: i numeri

0



E’ stata solo la terza volta in campionato che la Fiorentina non è riuscita ad andare in rete. E nessuno ha fatto come i viola in Serie A, per quanto riguarda le partite con almeno un gol segnato (Juve, Napoli, Roma e Inter non hanno segnato in quattro occasioni, perdendo punti). Ma dopo 17 tiri in porta, di cui 8 nello specchio, e con negli occhi ancora la clamorosa tripla occasione fallita da Kalinic e Borja Valero a fine primo tempo, resta davvero tanta amarezza. E rammarico, per un pareggio a reti bianche a Frosinone che allontana forse definitivamente la Fiorentina dal terzo posto. Allo stesso tempo, la considerazione sorge spontanea: quanta fatica a fare gol, questa Fiorentina…

Scarsa mira sotto porta (‘Uno come Borja Valero non può sbagliare due occasioni così’, hanno sbottato in molti), poca convinzione, poca precisione sui tiri da fuori (soprattutto per i centrocampisti – un gol in due tra Vecino e Badelj in stagione). Ma in generale un gioco viola che non è più incisivo e concreto come un tempo. Contro il Frosinone tante occasioni sprecate: dal citato doppio legno di Borja e Kalinic, alla parata di Leali su Vecino, fino alla conclusione di Kalinic murata in extremis da Blanchard. Ma la scarsa forma davanti al portiere avversario è un problema che la squadra di Sousa si porta dietro da un po’ di tempo. Dal Verona alla Roma, fino al Tottenham, i viola hanno palesato diverse difficoltà nel creare azioni in area avversaria. Anche sfortuna, sì, ma non solo.

Perché in fondo, analizzando i numeri, si possono avere determinate conferme. Tre gol segnati nelle ultime cinque partite (con zero vittorie), 13 reti fatte in 11 gare del girone di ritorno in campionato (1,18 a partita), mentre 14 in 13 gare considerando l’Europa (media 1,07 a partita). Numeri che raccontano molto bene la fatica a fare centro di questa Fiorentina. Già, proprio ‘questa’ Fiorentina, che rivela numeri agli antipodi rispetto alla prima Viola di Sousa.
Nel girone di andata, in 11 partite (fino al Frosinone), la Fiorentina aveva infatti messo a segno ben 22 reti, per una media netta di 2 gol a partita
. Considerando le coppe, stessa media: 28 gol nelle prime 14 gare stagionali (in Europa erano comunque arrivati i ko con Basilea e Lech Poznan). Con la Fiorentina che aveva il secondo miglior attacco del campionato.

Attacco viola che, in sostanza, ha registrato numeri positivi fino a fine girone d’andata. In 26 gare (compreso il girone europeo e la coppa Italia), 48 gol segnati, per una media di 1,84 reti a partita. E in campionato, l’attacco viola era il secondo migliore d’Italia con 37 gol in 19 gare (Napoli 38, Roma 36, Juve 33). Situazione, chiaramente, ben diversa da adesso, compromessa da un girone di ritorno complicato per i viola in zona gol. Adesso la squadra di Sousa ha il quarto attacco (50 gol), -5 rispetto alla Juve e -12 da Roma e Napoli. Nel girone di ritorno, come detto, 12 gol in 11 gare, e ottavo attacco del campionato (-14 reti rispetto a giallorossi e azzurri).

Numeri che parlano chiaro. Tra crisi di gioco, ma anche dei singoli. Kalinic si è arreso nelle ultime due gare prima a Gollini (nel recupero col Verona), poi al palo e dunque a Blanchard. Ma il croato ha segnato appena un gol nelle ultime 15 partite. Condizione fisica e forma ritrovata, ma davanti il numero nove viola continua a fare una fatica incredibile, a tornare alla media-gol che lo aveva eletto tra i migliori realizzatori del campionato. Stesso dicasi anche per Josip Ilicic. Anzi, peggio: perché tra panchine, acciacchi ed un solo gol negli ultimi due mesi, lo sloveno ci sta mettendo dentro anche il ‘vecchio’ atteggiamento di giocatore all’apparenza svogliato, e soprattutto discontinuo. Lontani i tempi in cui l’accoppiata Kalinic-Ilicic metteva a segno 19 reti in 18 gare di campionato… E poi Babacar, tra scarso minutaggio e chances (ampiamente) sprecate.

Se la Fiorentina non vince da cinque partite, insomma, grande responsabilità è anche dell’attacco viola. O meglio, di tutta la fase offensiva. Problemi che vengono da lontano, che non nascono certo da adesso. Ma che ora sono evidenziati in tutta la loro negatività. Sousa aveva anche cambiato modulo da gennaio, dopo i primi segnali di appannamento di gioco, per dare un’aria di novità alla sua Fiorentina, sempre più studiata dagli avversari. A Frosinone è tornato all’antico, al 3-4-2-1 con i cosiddetti titolarissimi. Ma anche quelli che erano definiti i migliori, hanno fortemente deluso. E non sono risultati decisivi. Certezze non ritrovate, problemi da risolvere. E in fretta.
Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it