Quasi 300 milioni messi..ma cuori freddi come non mai

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Con la gara contro l’Atalanta alle porte in casa Fiorentina va in cascina un’altra settimana in cui di calcio si è parlato poco e nulla tra esplosioni social, attacchi al palazzo, bilanci, plusvalenze, periodi di riflessione e assenze dalla tribuna autorità. Un’altra settimana in cui i Della Valle hanno dovuto immettere capitale liquido proveniente da Casette D’Ete per 19 milioni ed in cui il malumore tra piazza e società non si è affievolito. La domanda che sorge spontanea è una: Hanno fatto investimenti per quasi 300 milioni di euro, ma come è possibile che non riescano a farsi amare? Eppure la Fiorentina nella sua storia non ha quasi mai vissuto periodi di così prolungata prosperità. Magari un anno alzavi una Coppa Italia e l’anno dopo lottavi per non retrocedere, un anno lottavi per lo scudetto e poi andavi incontro ad annate di oblio. Stabilmente in Europa, con 3 quarti posti consecutivi e tranne due stagioni difficili sempre lassù ai vertici non si vedevano da decenni. Situazione che però non scalda i cuori.

Qualità senza risparmio. Molti di questi investimenti fatti dalla Fiorentina risalgono ad anni addietro. Quando per provare a stare ai vertici non si badava troppo a spese. Con un occhio al bilancio, sempre, ma anche con campagne acquisti importanti come quella dei 50 milioni del primo Corvino che portò la Fiorentina a lottare subito per la Champions. Prima dell’avvento del fair play finanziario che anziché equilibrare le cose ha solamente reso le cose maledettamente più difficili. Se sbagli paghi. E nel periodo del qualità senza risparmio la Fiorentina ha sbagliato. Negli anni di Prandelli il monte ingaggi viola non superava mai i 40 milioni di euro lordi. Nel secondo anno di Montella si è arrivati ad oltre 70 di costi fissi, mantenendo però quasi invariate le entrate. L’affare Gomez è stato un vero e proprio boomerang. Troppo alto il suo ingaggio, troppo oneroso il suo peso economico se ti chiami Fiorentina e non riesci ad arrivare in Champions League. Errore che ancora oggi paghi. E chi dice che è stato venduto per 1000 euro commette un grave errore: 8 milioni di euro annui lordi risparmiati di ingaggio con un prestito oneroso già incassato sono la risposta.

Per stare a certi livelli occorre aumentare fatturati ed entrate. Se non lo si riesce a fare attraverso sponsor, diritti tv e botteghini allora occorre farlo attraverso plusvalenze e cessioni. Il calcio moderno è questo. O meglio è questo per chi lo vuol rispettare. Poi tanto se ti chiami Milan ed Inter in qualche modo riesci a fare, mentre se ti chiami Fiorentina e da sempre fai dell’immagine e della correttezza la tua indole ti attieni alle regole. Sousa lo ribadisce ogni volta: “Abbiamo tutto per lottare con chi ha investito più di noi per arrivare in Champions o vincere lo scudetto”, rimarcando come questa Fiorentina (il comparto sportivo) stia facendo molto più rispetto a quanto Fiorentina (il comparto manageriale) l’abbia messa in condizione di fare.

Lo stadio pian piano si svuota, con la passione che resta forte che però viene messa lì in attesa di una scintilla che riaccenda la voglia di fare sacrifici. Un popolo deluso dalle promesse non mantenute quando per un aspetto quando per un altro. Dallo scudetto nel 2011 al nuovo stadio, passando per gli acquisti di spessore a gennaio ad alcune recenti trattative di mercato che hanno minato agli occhi del tifoso stesso la credibilità nell’operato della società viola. Intanto c’è l’Atalanta. La disillusione aumenta nonostante Sousa continui a rilanciare il suo fortino. Alla fine basta poco per scaldare i cuori. E lui ci è riuscito nonostante l’etichetta di gobbo con cui arrivava. Non ci ha messo 300 milioni di tasca propria ma semplicemente un po’ di amore. Quello che lo stesso Andrea Della Valle a volte ha dimostrato. E non si parla di soldi o investimenti faraonici. Se Firenze esigesse questo vorrebbe davvero dire che non ha capito qual è la propria dimensione. 

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