La risposta viola: stavolta solo sorrisi nella notte dei giovani talenti

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LA FIORENTINA, direbbe Forrest Gump, «è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita ». Può toccarti quella esaltante che ha schiantato la Juve, quella brutta ma fortunata di Pescara o quella orrenda di Roma. Ieri si è vista la versione cinica. Massimo risultato col minimo sforzo. Un 3-0 che, comunque, serve a mettersi alle spalle la figuraccia dell’Olimpico, e a restare aggrappati al treno che vale l’Europa. I viola infatti hanno (momentaneamente) agganciato il Milan (che lunedì se la vedrà con la Lazio, altra concorrente) e tra una settimana andranno proprio in casa del Diavolo. Il campionato, per intendersi, non è ancora finito. E pensare che la sfida con l’Udinese era iniziata tra mille perplessità per l’esclusione (a sorpresa) di Kalinic. Recuperato eppure spedito in panchina. Cautela in vista di Moenchengladbach probabilmente, ma non solo.

Perché alle parole, evidentemente, Sousa ha voluto far seguire i fatti. E così, dopo averlo riempito di elogi dopo la prova dell’Olimpico, Paulino ha confermato Babacar. Del resto, se uno gioca «la miglior partita della stagione», diventa dura escluderlo. E poi chissà. Magari il portoghese si ricordava della gara d’andata quando, al Friuli, Baba giocò davvero una grande gara. Gol di tacco, rigore procurato, e tanta altra roba. E poi Milic, riapparso dopo il castigo post recupero col Genoa. Da quella tragicomica serata infatti, il croato non aveva più messo piede in campo. Da un punto di vista tattico invece, la novità stava nelle posizioni di Vecino (avanzato sulla trequarti) e Borja, abbassato al fianco di Badelj. Di fatto, i due, sono partiti invertendosi i ruoli abituali. Questione di poco, in realtà, perché dopo qualche minuto sono tornati all’antica.

Più importante raccontare la sostanza e, quindi, di una Fiorentina sostanzialmente bruttina. Andamento lento, sempre e comunque allo stesso, soporifero ritmo. Almeno nel primo tempo. Quarantacinque minuti nei quali anche i pochi (24 mila e spiccioli) presenti al Franchi hanno forse rimpianto di non esser rimasti a casa a “godersi” la finale di Sanremo. Ed è tutto dire. La squadra giochicchia, nessuno (Chiesa escluso) si muove senza palla e, di conseguenza, rendersi pericolosi è un’utopia. Anche nel calcio dei santoni e dell’organizzazione sopra ogni cosa però, e per fortuna, sono quasi sempre i singoli a far la differenza.

E se hai uno come Bernardeschi (è stato ammonito, salterà il Milan) sei già un pezzo avanti. Il gol dell’1-0 è un’invenzione del numero 10. Un lampo improvviso. Botta da lontano, traversa e, con un altro splendido gesto tecnico, rete (la prima in stagione) di Borja Valero. Uno che non segnava da un anno esatto e che stava attraversando un periodo difficile. Parecchio difficile. Nel momento più importante, però, ha risposto presente. E pazienza se, nel complesso, la sua non è stata una prestazione esaltante. Perché con quel gol ha messo in discesa una serata che pareva per l’ennesima volta complicata. Sbloccato il risultato invece, è stato tutto più facile. Ben venga questo successo insomma. E ben venga anche il gol (e fanno 9 tra campionato e coppe) seppur fortunoso, di Babacar. Chiusura (ancora) per Bernardeschi. Speciale anche nel trasformare un rigore. Con quello di ieri fanno 10 gol in campionato. Tanta roba, per un trequartista. Tutto (abbastanza) bene insomma e, ora, testa all’Europa. Con una premessa. Per eliminare il Borussia, e per continuare a sperare nella rimonta in campionato, servirà comunque qualcosa di più.