Roncaglia, ultima occasione per riconquistare viola e tifosi

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    Facundo RoncagliaNovanta minuti per il riscatto. Facundo Roncaglia non ha alternative. Vuole cancellare ogni dubbio, lui che non appena arrivato, la scorsa stagione, aveva conquistato tutti, grinta e cuore. Era diventato il simbolo della nuova Fiorentina, quella costruita per riprendersi il mondo e lui, l’oriundo cresciuto nel Boca Juniors, su quel mondo aveva cominciato a ballarci su, gol e fegato per fermare gli avversari.
    Poi, d’un tratto s’è smarrito. Sembrava dovesse partire, Shakhtar, Rubin Kazan o Zenit San Pietroburgo. A dire no, ad un’offerta che avrebbe portato ad una plusvalenza importante di 8 milioni, fu Andrea Della Valle. Roncaglia, adesso, di stare ai margini non ha più voglia. Prima ha incassato il…sorpasso di Nenad Tomovic, poi pure quello del nuovo arrivato Diakité.
    In Danimarca, toccherà a lui. Con l’assenza di Gonzalo Rodriguez, per altro l’unico viola inserito nella top 11 formulata da uefa.com al termine della fase a gironi, Montella deve affidarsi all’argentino. Tra i convocati, in difesa, oltre ai quattro titolari (Roncaglia appunto, Tomovic, Compper e Pasqual) ci sono i soli Savic, appena rientrato dall’infortunio muscolare, e il giovane brasiliano cresciuto nel settore giovanile Empereur. Roncaglia non intende sprecare l’occasione.
    Fino ad oggi ha messo insieme 1393 minuti: sei presenze in Europa League (466 minuti), 9 gare in A (747) e due in coppa Italia (180). L’ultima apparizione è stata per la gara col Cagliari: suo in fallo, ingenuo e inutile, su Sau. Non se l’è mai perdonato e ora vuole soltanto il riscatto, quello definitivo.
    Un anno fa, a questo punto del campionato aveva già segnato tre gol, a Parma, Roma e Napoli, contribuendo a portare a casa due punti fondamentali in chiave classifica (contro la Roma arrivò la sconfitta per 4-2): adesso punta a riconquistare la fiducia di tutti, in particolare dei suoi tifosi.
    Nonostante questa non sia la sua stagione migliore, nei mesi scorsi ha convinto Sabella, il ct argentino, a convocarlo nell’albiceleste e ora, anche lui, punta ai mondiali in Brasile. Sa, però, che deve dare una sterzata decisiva e non intende più aspettare.
    Ha novanta minuti per riprendersi il mondo, per colorarlo di viola. E magari di nuovo anche di quegli aforismi a lui dedicati che tanto avevano fatto divertire un anno fa.