Ruolo, ambizioni, frecciate: Berna, parte l’operazione recupero

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    sousa bernardeschiQUATTORDICI parole che, messe in fila, hanno avviato una centrifuga: «Bernardeschi deve essere chiaro in quello che fa, sia dentro che fuori dal campo». Dopo la terza esclusione consecutiva (solo 18 minuti nel finale contro il Paok) Sousa ha acceso l’affettatrice forse sottovalutando _ oppure no _ i riflessi della parola ‘fuori’. I giocatori possono permettersi tutto quando offrono prestazioni positive, succede esattamente il contrario quando il vento gira: e allora è bene restare molto coperti, anche un caffè al bar può rapidamente trasformarsi, di bocca in bocca, nella fuga in un night. 

    IL GIORNO dopo la Fiorentina ha fatto muro intorno a Bernardeschi, che è un capitale sociale e deve essere protetto sotto tutti i punti di vista: una posizione informale e senza dichiarazioni per non alimentare ulteriormente il caso, rinviando a un chiarimento tecnico gli sviluppi della questione. Le parole di Sousa _ in sostanza _ devono essere unicamente ricondotte all’involuzione in campo di uno dei giovani più promettenti del calcio italiano. La diagnosi _ informalissima anche questa _ è che Berna sia stato condizionato negli ultimi mesi dai ‘consigli’ pressanti di chi vorrebbe vederlo giocare più vicino alla porta, in modo anche da aumentare il numero di gol. Per ora pochissimi. Un optional decisivo, soprattutto in vista di un eventuale salto verso un top club. 

    E SICCOME in passato al giocatore sono stati accostati nomi di prima classe _ Barcellona, Bayern _ il timore è che Bernardeschi possa aver spinto troppo in quella direzione, sfruttando le interviste per rendere chiara la sua volontà di giocare trequartista, o comunque più avanzato. Un progetto tecnico che non convince Sousa. Bernardeschi è arrivato in Nazionale grazie ai grandi progressi evidenziati come esterno e alla collaborazione dei compagni: è in quella direzione che dovrà procedere il lavoro, cercando semmai di rendere sempre più offensivo l’impiego del giocatore. Ma trequartista proprio no. Il passaggio al 4-3-3 (o 4-2-3-1) sarebbe quindi decisivo per disegnare una collocazione gradita. Di sicuro le prestazioni del numero 10 viola sono da tempo declinate verso la confusione e/o incompletezza calcistica, la voglia di strafare a livello personale infilandosi in duelli raramentre vinti, isolandosi dal concetto del gioco di squadra.

    L’INGRESSO negli ultimi 18 minuti a Salonicco ha mostrato un giocatore volonteroso, ma nello stesso tempo ancora travolto dall’ansia di strafare: ottimo per esempio un suo recupero arretrato, imperdonabili i due dribbling in area viola (perso il secondo) che avrebbero potuto causare guai serissimi proprio negli ultimi minuti… Tutto questo per colpa di un ruolo _ quello dell’esterno tuttafascia _ non più gradito perché troppo dispendioso e lontano dalle zone dei riflettori? Oggi probabilmente Sousa chiarirà che la confusione a cui si riferiva e quel ‘fuori dal campo’ che tanto ha fatto discutere fanno parte dello stesso problema, che poi è quello dell’atteggiamento costruttivo con il gruppo. Senza altri riferimenti personali. 

    Di sicuro l’allenatore aveva cominciato a inviare messaggi chiari già in estate, quando nominò virtualmente il giovane Chiesa «nuovo capitano del futuro» e prossima «bandiera viola». E il rampantissimo Bernardeschi? Ignorato.