Saponara: “Ho voglia di rivincita. Con allegria e fantasia”

di Luca Calamai - La Gazzetta dello Sport

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«Dopo il fallimento dell’esperienza al Milan mi porto dietro l’etichetta di giocatore non adatto a certe piazze. In rossonero non ero pronto a reggere certe pressioni. Ma con la Fiorentina dimostrerò che è tutta un’altra storia. E’ l’avventura decisiva della mia carriera. Non posso sbagliare». Riccardo Saponara sospira. Il gioiello della Fiorentina sa di dover convivere con tanti luoghi comuni. Ma non è spaventato. Ha imparato a farsi scivolare addosso le cattiverie. Stasera la squadra di Sousa sarà a San Siro. Non ci sarà Bernardeschi, squalificato. Potrebbe esserci lui. «Ci spero. Nelle ultime sfide coi rossoneri ho segnato due gol e servito un assist. Il Milan mi accende una sana voglia di rivincita».

Cosa non ha funzionato nelle sua esperienza rossonera?
«Ero inesperto. Forse immaturo. E il Milan non viveva un momento semplice. Ho visto tre allenatori: Allegri, Seedorf e infine Inzaghi. Non era facile investire su un giovane».

Il ricordo più bello?
«Un derby da titolare. Una piacevole sorpresa di Allegri. Andai bene ma perdemmo 1-0.».

Poi, l’infortunio al ginocchio.
«Si è trasformato in un bellissimo gol: nel periodo di rieducazione a Forlì ho incontrato Giulia. La donna della mia vita».

Quando è tornato a Empoli ha trovato Sarri.
«Un aneddoto: primo giorno di ritiro, l’Empoli in B. Sarri mi chiama e mi dice: “Tu non ti rendi conto di essere un grande calciatore”. Io mi volto indietro pensando che parlasse a un mio compagno. E’ stato molto importante nella mia crescita».

Un percorso da trequartista.
«E’ il mio ruolo. Sono cresciuto, da tifoso del Milan, col mito di Kakà. Un trequartista».

Chi è oggi nel mondo il miglior interprete di questo ruolo?
«Ozil».

Gioca in una posizione che obbliga a essere sempre molto presente a se stessi.
«Per cinque anni ho avuto un motivatore. Poi, dopo il Milan ho capito che non dovevo diventare un robot ma dar sfogo al mio istinto. Che dovevo divertirmi per poter rendere al meglio. Ha funzionato. Fantasia e allegria sono un binomio vincente».

Dal punto di vista umano è stato importante anche l’incontro con Giampaolo.
«Un uomo formidabile. Sembra un mite ma ha una personalità forte. Mi ha dato tanto come persona e continuo ad avere rapporti con lui».

E il primo impatto con Sousa?
«Mi stimola, mi aiuta. Ho ancora bisogno di un po’ di tempo per entrare nei meccanismi della Fiorentina. Ma sono sulla buona strada».

La Fiorentina dove può arrivare?
«In Europa, tra le prime sei».

La sfida con il Milan è delicata.
«Il Milan non è quello dell’andata. Lo dobbiamo temere ma dobbiamo sapere che possiamo vincere a San Siro».

Milanisti da tener d’occhio?
«Avrei detto Bonaventura ma purtroppo non ci sarà. Mi piace Suso. Ha avuto bisogno di tempo. I talenti vanno fatti maturare con calma. E coraggio».

Come è stato il suo impatto con lo spogliatoio viola?
«Fantastico. Il gruppo italiano mi ha accolto come se fossi con loro da una vita. E il blocco straniero è sano».

Che prevede sogni azzurri.
«La Nazionale sarebbe un cerchio che si chiude. Realizzare il sogno della mia vita. La Fiorentina è il palcoscenico giusto».

Ottima l’andata in Europa League.
«Bernardeschi ha realizzato un gol fantastico ma tutta la squadra ha dimostrato qualità e grinta. La Fiorentina non è solo tacco e punta, sa lottare».

Passioni fuori dal campo?
«Il cinema. Con Giulia la sera puntiamo spesso sugli horror per non addormentarci sul divano troppo presto».

E una dedica per questa sua nuova vita sportiva?
«A me stesso. Non è stato un finale di 2016 facile. Invece il destino mi ha regalato un assist fantastico. Devo fare gol. Lo farò». Per dimostrare che Saponara non ha più bisogno di motivatori. E’ diventato grande.