Se anche la difesa inizia a scricchiolare… Nel mirino Gonzalo & Co.

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Era stato il punto forte del primo spezzone di stagione, la retroguardia viola. ‘E se anche la difesa inizia a scricchiolare…’, verrebbe da pensare. Sul banco degli imputati anche Gonzalo & Co., dopo le ultime partite e soprattutto la sconfitta con il Napoli.
Saranno 12 giorni lunghi, lunghissimi quelli che separano la Fiorentina alla prossima partita, al rientro dalla sosta. Se dopo qualche passo falso la miglior cura è il campo, come si dice spesso, ecco che la pausa per le Nazionali serve anche a soffermarsi in analisi specifiche sul momento stagionale. Riflessioni che l’ambiente viola sta facendo al suo interno, dalla società a Montella, fino ai giocatori, per provare ad uscire tutti insieme da una situazione difficile. “La peggiore di questi tre anni”, ha commentato Pradè dopo il ko contro il Napoli. Ed ecco appunto che anche la retroguardia gigliata torna tra gli aspetti ‘da rivedere’ per il futuro prossimo ed immediato. Un aspetto in netta controtendenza, rispetto a quanto veniva detto appena un mese fa, ma che ricalca in pieno la flessione pressoché collettiva della formazione di Montella. Parlano i numeri: pronti-via i due gol subiti a Roma all’esordio, poi nel primo vero ciclo stagionale una sola rete subita in sette gare tra campionato (5 partite) ed Europa League (2). Una solidità difensiva dimostrata non solo dal misero gol incassato, ma in generale dalle poche conclusioni ‘vere’ concesse di partita in partita agli avversari e dall’organizzazione complessiva del pacchetto arretrato.

(Era) Una certezza, insomma, la difesa, in un inizio di stagione nel quale la Fiorentina ha messo in mostra tutte le proprie difficoltà nel proporre gioco, nel trovare spazi negli ultimi 30 metri, nel finalizzare l’azione. Poi qualcosa è cambiato: non davanti, però, dove la Fiorentina ha continuato a vedere la porta con il lumicino (in campionato 10 gol fatti in 11 partite), ma in difesa. Anche qui i numeri sono abbastanza eloquenti per capire il cambiamento: 8 gol subiti in 7 gare dopo l’ultima sosta, la media reti incassate ad incontro che passa da 0,14 gol del primo ciclo di partite a 1,14 nel tour ravvicinato appena concluso. Cinque gol subiti nelle ultime tre partite, ma soprattutto la sensazione – appunto – che qualcosa dietro inizi – nuovamente – a scricchiolare.

Problemi, ed errori, sia a livello di reparto che nei singoli. Con il dito puntato soprattutto su Gonzalo Rodriguez. Classico di quando un perno della squadra perde le proprie sicurezze ed il suo ruolo centrale nel progetto di gioco. Sguardo rivolto ad una condizione psico-fisica lontana da quella ottimale, che aveva portato per due anni l’argentino ad essere il vero leader del pacchetto arretrato e non solo. Un calo avvertito fin da inizio stagione, ma evidenziato soprattutto nelle ultime gare. Già dalla partita contro la Lazio, alla ripresa: pesa in particolare la marcatura ‘a distanza’ su Djordjevic che da pochi passi infila il vantaggio biancoceleste. Poi la gara contro la Sampdoria, con l’errore dal dischetto ed una sicurezza nei propri mezzi venuta a mancare minuto dopo minuto. Difficoltà palesate in occasione del tris di Eder, con movimento difensivo letteralmente da dimenticare. Dunque la partita con il PAOK, con la ‘figuruccia’ in accoppiata con Basanta sul gol greco ed infine la prova negativa di domenica contro il Napoli. Giocatore che rende meglio nella difesa a tre, Gonzalo, e quindi ‘penalizzato’ in parte anche dalla retroguardia a quattro spesso schierata da Montella. Ma i motivi del calo vanno ben oltre il tema tattico. Tanto che in molti già si chiedono se non sia il caso di far rifiatare (e sostituire) l’argentino per qualche partita… magari inserendo il connazionale Basanta, che finora – nelle gare di coppa e contro l’Udinese all’esordio in Serie A – non ha certo demeritato.

Errori dei singoli e di reparto, dicevamo, nell’analisi di una difesa che torna a scricchiolare. Perché a salvarsi sono praticamente solo Savic e Neto, mentre contro il Napoli le difficoltà difensive sono state soprattutto nell’impostazione di squadra, troppo incline a subire i veloci contropiedi dei partenopei. Critiche – anche da parte dei tifosi – che poi coinvolgono anche gli esterni arretrati. Nella difesa a quattro varata di frequente da Montella, Tomovic ed Alonso paiono spesso pesci fuor d’acqua (il serbo è per di più un ‘adattato’ sulla destra): sufficienti – solitamente – nelle chiusure, ma assolutamente ‘stonati‘ in fase di impostazione nel contesto di una squadra che vorrebbe proporre calcio palla a terra su base di qualità e tecnica. Quelli che sono considerati alternative (per minutaggio sul campo), Richards e Pasqual, e che ad inizio stagione partivano come ipotetici titolari, non sono riusciti fin qui (per motivi diversi) a dare una svolta o a fornire prestazioni migliori nella continuità.

Ecco che dunque si delinea il quadro di una difesa di nuovo sotto esame. Nessun allarmismo, ma assetto sicuramente da registrare. Da punto di forza ad aspetto – nuovamente – da rivedere, tutto nel giro di un mese. Davanti le difficoltà nel segnare restano evidenti, così come chiara è la carenza di un gioco fluido nella metà campo avversaria. Anche il pacchetto arretrato, però, non pare fornire più le certezze di inizio stagione. Serve lavorare anche su questo, per arrivare alla ripresa del campionato con nuova linfa e nuove prospettive.

Autore: Marco Pecorini – Redazione Fiorentina.it