Se uno nasce tondo, può morire quadrato?

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Prima Sousa incattivisce la squadra, poi le chiede di rispolverare il possesso palla. Ma nella confusione del post partita non si accorge di dichiarare, prima “Abbiamo una buona base di possesso palla, ci ha condizionato il gol del vantaggio perché abbiamo abbassato l’intensità e il Basilea ha guadagnato metri. Siamo una squadra molto migliore di quella che si è vista oggi anche sotto il profilo del possesso palla”, poi “Per avere un controllo di possesso palla dobbiamo migliorare e ci stiamo lavorando. Il Basilea, sotto questo aspetto, ha una buona base di possesso palla. Ma ci arriveremo anche noi…”. Sembra che le due frasi si contraddicano, che una voglia dire una cosa e l’altra smentirla…

Insomma, la Fiorentina ce l’ha o no una buona base di possesso palla? Fino a prova contraria, negli ultimi tre anni, la squadra viola è stata la regina del possesso. E, anzi, le era stato imputato proprio questo. “Troppo possesso palla e poca concretezza”, qualcuno diceva. In realtà, in tre anni, ha segnato la bellezza di 260 gol in 153 partite (198 gol in 114 gare in campionato, 20 gol in 13 gare in Coppa Italia, 40 gol in 26 partite in Europa League). Alla faccia della mancata concretezza! E senza avere per un anno e mezzo il giocatore più forte a disposizione (Pepito, ovviamente). Però subiva troppi gol, per un totale di 134 in 114 partite in campionato, per esempio. Vero, ma sempre fino a prova contraria è stata per due anni su tre la 5ª miglior difesa del campionato e solo l’anno scorso ha subito qualche gol di troppo, scendendo al 7° posto in questa speciale graduatoria. In Europa, invece, si è comportata più che bene, visto che ha subito solo 21 reti in 26 partite, così come in Coppa Italia, 10 gol subiti in 13 gare. Ah, e per essere più completi, nelle prime quattro gare della stagione dell’epoca Montella (facendo il paragone con gli ultimi due anni, ovvero quelli in cui la Fiorentina aveva anche il gironcino d’Europa League da giocare e non solo il campionato), la squadra viola non ha mai subito 5 gol in 4 partite (2 delle quali in casa). Nella stagione 2013-14, ha subito 4 reti in 4 gare, l’anno scorso solamente 2. Che paradosso eh?

Quindi? Che significa tutto ciò? Che è tutto opinabile, discutibile. Che tutti hanno le proprie idee e opinioni. Quello che, invece, non si può cambiare, è ciò che è stato detto e la presunta confusione tattica presente in questo particolare momento. Una confusione probabilmente dovuta ad una squadra che si è trovata a dover cambiare pelle, identità, dall’oggi al domani e che ha bisogno di tempo per diventare da ‘bella’ a ‘brutta’. Per essere ‘brutti’, del resto, servono delle qualità, perché saper vincere pur giocando male, significa essere cinici, concreti, spietati. L’ossatura della squadra proveniente dal gruppo ‘delicato ed educato’ dell’era Montella, invece, non lo è mai stata ‘spietata’. È sempre stata bella, affascinante, divertente. Ma mai ‘rognosa’. Quindi serve un periodo più o meno lungo di rodaggio, perché se uno nasce tondo, difficilmente potrà morire quadrato. E anche se Pizarro, Aquilani e Salah non ci sono più, non si può dire che siano rimasti o arrivati solamente mastini. A centrocampo, per esempio, ci sono sempre giocatori  come Borja Valero, che mastino non lo è; Vecino, che è un tipo di giocatore diverso ma non un ‘picchiatore’; Mati Fernandez, che è l’emblema della classe e del fraseggio. Semmai una buona dose di agonismo ce la mettono Suarez e ‘Kuba’ (più Roncaglia in difesa), ma  possono bastare due-tre giocatori a mordere le caviglie per diventare (tutti) più ‘cattivi e concreti’? Può bastare chiudersi a riccio in difesa e fare muro in 9 com’è successo negli ultimi 20 minuti col Genoa e anche contro il Basilea quando ancora il risultato era sull’1-0, per non subire gol e per difendere un vantaggio di misura? Quello non è essere grintosi, né cattivi. È solo cercare di portare a casa un risultato positivo, con le unghie e con i denti. Nella speranza che nessun pallone possa filtrare nella tua area di rigore, ché potrebbe diventare fatale.

La sensazione è una e una sola: che il dilemma di cosa sia più redditizio tra il giocare bene e divertire, eccedendo nel buonismo (quasi) totale, e il mordere le caviglie pressando dal primo all’ultimo minuto, cercando di portare a casa il risultato pur giocando male (non sempre riuscendoci), duri fino al 15 maggio del 2016. Quando verrà decretata la fine del campionato… Nel frattempo, la domanda nascerà sempre spontanea: meglio il gioco figlio del possesso di Montella o quello più ‘cattivo’ caratterizzato dal pressing di Sousa? Ma soprattutto: se uno nasce tondo, può morire quadrato?

Autore: Michela Lanza – Fiorentina.it