Serie A, la rivoluzione del tifo. Così ci si ribella al calcio in crisi…

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    Contestazione tifosi Roma 01-03-2014Da una indagine svolta dalla Gazzetta dello Sport, è emerso l’allontanamento dagli stadi (dall’euforia di Italia ’90, coi 34mila spettatori medi in Serie A nel 1991-92, si è scesi agli attuali 23mila) e la radicalizzazione del tifo.

    C’è gente che si è disamorata e non segue più il calcio come prima: gli interessati sono calati dai 31 milioni del 2012 ai 25 milioni di quest’anno, secondo le indagini demoscopiche della Lega. Quelli che sono rimasti hanno sviluppato un forte malcontento fino a mettere in discussione le istituzioni e i dirigenti. La velocità di Internet e dei social network ha favorito la connessione con quel microcosmo che fino a poco tempo fa doveva accontentarsi di proteste di nicchia: gli ultrà. Dal clamoroso caso dello scambio Guarin-Vucinic, saltato anche per lo sdegno popolare che si è scatenato sulla sponda interista, al boicottaggio dell’Olimpico da parte di migliaia di laziali insofferenti nei confronti di Claudio Lotito, fino al tagliente comunicato con cui la curva sud del Milan ha messo nel mirino Adriano Galliani, è evidente il salto di qualità compiuto. Si fanno i conti in tasca alle società, si passa dal ruolo di tifosi a quello di sentinelle-azionisti-controllori….

    …Il vice presidente alla Figc spiega il suo punto di vista: “Hanno tolto alla gente la possibilità di sognare. La cosa più bella del calcio è il senso di appartenenza, ma ormai le squadre fanno notizia quando svolgono l’allenamento a porte aperte. Non si riesce a valorizzare la passione dei tifosi e spesso si confondono le curve col pubblico in generale. Il dialogo coi tifosi deve esserci, loro sono parte integrante di questo mondo. In questi anni si è pensato solo a suddividere i soldi delle tv, senza badare al prodotto e alla forza sociale del calcio, che non è solo business. I tifosi non ci credono più, si è creato uno scollamento con i propri beniamini”….

    Le società La Lega, perdendosi nelle battaglie del grano, fatica a mettere al centro il tifoso. Sono legittime le prese di posizione contro violenza e minacce, ma serve anche uno sforzo per dialogare con la parte sana. …
    …Chissà se la neonata commissione tecnica incaricata di sviluppare il progetto Più pubblico allo stadio, che proprio oggi si riunisce per la seconda volta, produrrà risultati utili o se il caos assembleare vanificherà tutto. Di sicuro, le società cominciano a interrogarsi su questo fenomeno, spiazzate dal mutamento di strategia non solo delle curve ma anche del pubblico più «borghese». Un dirigente di club d’alta classifica recita il mea culpa: “In questi anni la Lega, le società non hanno gestito bene il processo di comunicazione con i tifosi. Dall’avvento delle pay tv il tifoso ha smesso di essere centrale nelle politiche dei club. Bisogna capire che non si può fare calcio solamente in una logica imprenditoriale, ma anche interpretando i sentimenti della gente”.