Sousa e il gruppo, gioie e dolori. Se resta Paulo, giusto confermare gran parte della rosa?

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C’è un clima di ‘speriamo finisca tutto presto’, in casa Fiorentina. Società, squadra, tifosi. Pochi obiettivi concreti, men che meno prestigiosi. Passettino dopo passettino verso la qualificazione matematica in Europa League, in attesa di sapere solo il 21 maggio (al triplice fischio della finale di coppa Italia, Juve-Milan) se bisognerà partire dai preliminari di fine luglio o sarà accesso diretto ai gironi. In realtà, alla Fiorentina mancherebbe ancora un punto per l’obiettivo minimo stagionale. Un punto che può essere un dettaglio, ma che, vista la media degli ultimi due mesi, potrebbe trasformarsi quasi in un’ossessione, se non guadagnato domenica in casa contro il Palermo. La Fiorentina a tratti abulica delle ultime 10 giornate dovrà dare dimostrazione quanto meno di carattere, contro una squadra rosanero frastornata dai continui cambi di allenatore ma pur sempre alla ricerca disperata dei punti salvezza. Chi rincorre la Fiorentina, infatti, ora è il Sassuolo, a -5 dai viola. Se la squadra di Sousa dovesse ancora inciampare in casa contro il Palermo, e i neroverdi vincere a Frosinone, servirà fare risultato a Roma contro la Lazio all’ultima giornata. Cosa tutt’altro che scontata; il Sassuolo invece se la vedrà poi con l’Inter in casa. Insomma, sembra una formalità, ma se non chiusa già domenica potrebbe giocare davvero brutti scherzi (con il rischio di rimanere addirittura fuori dall’Europa).

Incastri, formalità e pericoli di un finale di stagione in parabola fortemente discendente per la Fiorentina. 8 punti in 10 partite, come ai tempi di Delio Rossi, peggio del finale di Prandelli e quasi ai livelli di Buso e Zoff. Con il gruppo viola invinghiato in un ginepraio dal quale non riesce a togliere le gambe. Già, il gruppo. Gioie e dolori, sotto la gestione Sousa. Fin da subito, eppure, il portoghese ha battuto forte su questo tasto: “L’obiettivo è migliorare i giocatori che abbiamo, individualmente e collettivamente. Vogliamo far rendere tutti al massimo, all’interno dell’identità comune di squadra”. In sintesi: esaltare le qualità dei singoli, con meccanismi di gruppo. Con convinzioni (di gioco) e motivazioni date in primis dallo stesso allenatore. L’impronta di Sousa, in questo senso, è stata evidente già dalle prime apparizioni e dalle prime settimane. Poi, a poco a poco, qualche crepa si è creata, qualcosa si è incrinato. E la gestione non è rimasta così lineare, tutto rose e fiori. Competitività interna, caratteri diversi e voglia di emergere. A volte questo si tramuta in positività per tutti, altre in frizioni che possono risultare irreparabili.

Già con il Carpi, a fine settembre, primi accesi diverbi pubblici con Mario Suarez, direttamente sul campo. E rapporto che si incrinerà fino alla cessione di gennaio, dopo sei mesi dal suo arrivo a Firenze (al di là dell’aspetto economico, Suarez era così più scarso del suo sostituto Tino Costa?). Con tappa importante di passaggio, quell’Empoli-Fiorentina di novembre in cui Sousa a fine primo tempo (sotto 0-2) sostituì lo stesso Suarez e Rebic per Kalinic e Bernardeschi. Vincendo poi la partita, ma dando anche un segnale chiaro al gruppo. Pazienza finita con chi non aveva ancora assimilato il suo stile di gioco.
Così come, progressivamente, si stava logorando il rapporto con Giuseppe Rossi. Voglia di giocare da una parte, poca voglia di cambiare la sua squadra che allora girava a meraviglia, dall’altra. E Pepito emigrato in Spagna per tornare a giocare con continuità.
Dunque il caso-Sepe, escluso dalla gara con il Tottenham in Europa League (la ‘sua’ competizione) e poi fuori per scelta tecnico-societaria dopo il brutto e duro sfogo del portiere via social. Risultato: Sepe mai più convocato e ai margini anche durante gli allenamenti.
Nel frattempo, Babacar non lesinava il proprio rammarico per non trovare spazio, né insieme né al posto di Kalinic, che pure nei primi mesi del 2016 aveva vissuto momenti non certo brillanti.
Caduto progressivamente nel dimenticatoio, poi, anche Manuel Pasqual: l’ex capitano viola, a cui era stata tolta la fascia ad inizio stagione, ha giocato appena una delle ultime undici partite.
Nelle ultime settimane, quindi, il caso Astori ad Empoli, e la scenata in campo tra Ilicic e Sousa nell’ultima gara a Verona, sul gol sbagliato dallo sloveno nel finale.

‘Cose da spogliatoio’, più semplicemente episodi stonati di un gruppo che sognava in grande ma che si è ritrovato a giocare un finale di stagione anonimo. Senza riuscire a reagire, se non – a livello di determinazione – nella gara contro la Juve. ‘Troppo facile’, direbbe qualcuno, mentre sul banco degli imputati è salito anche, sempre più, l’allenatore, non capace – diversamente da inizio stagione – di dare giusti stimoli ai propri giocatori, di dare la carica adeguata, di tenere sulla corda il proprio gruppo. Quello che ad inizio anno era un punto di forza, poi è diventato il problema maggiore. Colpa non solo dell’allenatore, sia chiaro, anche della società e dello stesso gruppo, privo in gran parte di personalità in grado di trascinare i compagni.

Su questo bisognerà lavorare, ovviamente, per il futuro. Salvando comunque le cose positive di questo gruppo, e anche i tanti progressi fatti grazie a Sousa con i vari Alonso, Vecino, Badelj, Ilicic, Kalinic e Bernardeschi. Ma un interrogativo, nel programmare il futuro (e in attesa di lumi in tal senso), va posto. Andrea Della Valle dopo la Juve ha detto: “Ritracciamo il futuro insieme a Sousa, ripartendo da gran parte di questo gruppo”. Sicuri, però, che si possa ripartire dall’inizio con il solito tecnico e con l’ossatura di un gruppo spremuto mentalmente fino all’ultima goccia, da una squadra di lavoro che al suo interno non ha saputo trovare la scintilla motivazionale giusta negli ultimi due mesi? Che si possa cioè, eventualmente, resettare l’apatia delle ultime 10 gare, e trovare nuovi stimoli con gli stessi interpreti, soltanto svoltando stagione? Probabilmente sì, ma il tutto è da analizzare in maniera accurata.
Per non rischiare, poi, di partire già stanchi mentalmente, e con qualche problema importante, all’alba della nuova stagione…

Autore: Marco Pecorini – Fiorentina.it