Sousa Vs Reja: Il 2° più giovane contro il più anziano della A

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Di fronte, domenica sera al Franchi, ci saranno il secondo più giovane ed il più anziano degli allenatori di Serie A. Paulo Sousa con i suoi 45 anni da una parte ed Edy Reja con i suoi 69 anni dall’altra. E non è una cosa da sottovalutare. Il predestinato, come lo definisce qualcuno, Paulo Sousa sulla panchina viola e chi invece di esperienza ne ha da vendere come il tecnico di Gorizia dall’altra. Andare alla seconda sosta stagionale da primi in classifica è più che un sogno. Anzi, con l’Inter impegnata a Genova con la Sampdoria c’è anche la possibilità di andarci da primi solitari. Cosa che neanche i più ottimismi, qualche settimana fa, avrebbero potuto immaginare. Atalanta che però è osso duro. Già piegate Frosinone, Empoli e Sampdoria dai nerazzurri, con pareggi contro Atalanta e Sassuolo. Ko solo contro l’Inter all’esordio ed al 90’ con eurogol di Jovetic. Seconda miglior difesa del campionato e pochissime chance concesse agli avversari.  

Un esame importante anche per lo stesso allenatore portoghese quello contro l’Atalanta, dato che contro il secondo (per ordine di età)volpone delle panchine di Serie A, ovvero Giampiero Ventura, è rimasto incartato anche a livello tattico. Nonostante lo svantaggio, infatti, il Toro non si è mai scomposto non offrendo praticamente mai il fianco alla Fiorentina per punirla su calcio d’angolo prima ed in contropiede poi. E probabilmente, la gara preparata dallo stesso Reja, è la medesima dal punto di vista tattico. Attendere e punire in contropiede senza offrire la possibilità di verticalizzare troppo ai viola.

Dovrà fare un’altra partita perfetta la squadra di Sousa contro l’Atalanta. Per la classifica, per l’umore, per l’autostima, ed anche per continuare col trend che la vuole, Europa League a parte, sempre vincente al Franchi in stagione. 3 su 3, per ora, il ruolino di marcia dei viola che ancora non hanno incassato rete davanti al proprio pubblico.  E Paulo Sousa lo sa bene. Lo ha detto nel post Belenenses-Fiorentina e lo ribadirà nella conferenza stampa di vigilia: la gara contro l’Atalanta sarà difficilissima. Ma proprio la capacità di studiare al meglio l’avversario che Sousa sta evidenziando pare essere una sorta di garanzia. Meno standard, come era la Fiorentina della precedente gestione, e tanta applicazione richiesta a tutti. Da Bernardeschi a Rebic passando per Kuba e Alonso. Continuando per Kalinic, Badelj e Vecino. Chi gioca e dovunque gioca, deve fare tanto sacrificio, rincorrere tutti fino a che il pallone non è recuperato, anche se da fare c’è tutto il campo. Pressare alto, e mandare in porta la punta il prima possibile. Anche se fino a ieri facevi la punta ed il tuo unico compiuto era metterla dentro ed ora sei chiamato a fare l’esterno di centrocampo o quasi l’interno aggiunto (come Bernardeschi col Carpi). Per qualcuno lo schierare un giocatore fuori ruolo è ed è stata un’eresia. Forse dimenticando che i grandi allenatori vincono ed hanno vinto proprio così. Come quando Mourinho faceva fare il terzino ad Eto’o, o quando Ferguson metteva Rooney a fare il terzino arrivando in finale di Champions. Ed in questo la persuasività ed il carisma che trasmette Paulo Sousa può essere decisivo. Leggere, appunto, al nome di Federico Bernardeschi. Dedizione e voglia di vincere. In una parola sola: FAME.

Concetto che Sousa ha saputo immettere bene nella testa di molti. E non è un caso se Babacar fatica a trovare spazio. Kalinic è l’emblema di ciò che vuole il portoghese dai suoi attaccanti. Ed il senegalese, ancora per le sue condizioni atletiche, chissà poi per attitudini e caratteristiche, non può garantirlo. Intanto l’Atalanta. Senza lo spauracchio Pinilla, ma con la solidità dell’esperienza di Reja. Vincere domenica può contare doppio, se non triplo. E Sousa queste cose le sa.