Tino Costa, regista classico con il sinistro rock. Ma a Genova troppi infortuni

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    tino costaPOLIGLOTTA nella vita e monolingua in campo, dove ricama bene ma solo di sinistro, Alberto Facundo Costa sta riemergendo dall’ultimo ko fisico, un cortocircuito muscolare del polpaccio che lo ha fermato il 18 dicembre. Da quando è arrivato al Genoa (gennaio 2015) non sono mancati gli stalli in infermeria: sessantaquattro giorni per una lesione al bicipite femorale, diciotto per una ferita al piede, trentacinque per un problema agli adduttori. E ora il polpaccio. Dodici presenze e zero gol in questa stagione. Messa così, c’è davvero poco da stare allegri.

    EPPURE il lungo blitz per Alberto Facundo, detto Tino, è cominciato su indicazione precisa di Sousa. Il quale probabilmente se lo ricorda nella versione migliore, quella del Valencia, la squadra dove Costa è rimasto dal 2011 al 2014. Davvero buoni in suoi anni in Liga (1 gol e 2 assist anche nelle tre partite in Champions del 2012), prima di emigrare nello Spartak per 7 milioni e mezzo. Molta malinconia a Mosca e la scelta di traslocare più a sud, seppure in prestito per 18 mesi, nel campionato italiano.

    IL GENOA ha potuto apprezzare devvero a strappi le caratteristiche migliori di Costa: regista classico, gran tiratore sui calci da fermo, molto ordinato nelle geometrie e non particolarmente dotato nell’interdizione. A occhio non sembra un giocatore accostabile all’identikit giocatore-ideale-per-Sousa, che oltre al palleggio ama la fisicità e le ripartenze. Ammesso che arrivi, Sousa lo ha indicato proprio per questo, per applicare varianti a un gioco che le altre squadre hanno imparato a leggere in anticipo.