Un derby per Montella. Che però vuole battere il suo Empoli

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Vincenzo Montella e l’Empoli. Anzi, Empoli, intesa proprio come città. Un rapporto stretto il loro. Di amicizia, di stima, di totale rispetto reciproco. L’adolescenza. Gli esordi. La maturità professionale e umana. Le amicizie. E non solo… Empoli ha regalato a Montella molto più di quanto una società di calcio e il suo ambiente, solitamente, regalano ad un giovane calciatore in procinto di prendere il volo. Empoli ha coccolato Vincenzo. Lo ha aspettato quando ha avuto problemi fisici e di salute. Lo ha curato. Ci ha creduto. Lo ha osannato. E poi lo ha ceduto, aiutandolo a scegliere il club migliore affinché potesse esplodere in maniera definitiva, nel grande palcoscenico della serie A.

 

E poi, quello di Empoli, è un ambiente raccolto. Intimo. Piccolo. Dove se vai alla ricerca di pace, tranquillità, riservatezza, beh… le trovi. E chi lo conosce anche solamente un po’, sa che Montella non ama la visibilità. Ma, anzi, schiva i riflettori. Al massimo, ammette quelli dei campi di calcio a 5… dove di tanto in tanto, in particolare quando la sua Fiorentina non è stata impegnata in Europa, è tornato a calcare il terreno di gioco con i vecchi compagni. Con i vecchi amici.

Insomma, Empoli la considera una seconda casa. Una cittadina del tutto familiare. Dove rifugiarsi nei momenti di caos che genera il calcio delle pressioni, di cui ormai fa parte integrante da anni e anni l’Aeroplanino. La cittadina toscana è nel suo cuore. E lui è nel cuore di Empoli e del presidente Fabrizio Corsi che, addirittura, lo considera un nipote. Un parente. Uno di famiglia che è cresciuto. Che si è allontanato per fare carriera. Ma sempre il benvenuto, quando decide di tornare. Un po’ come fosse il ‘figliol prodigo’ che torna. Come ha fatto lunedì scorso, quando ha deciso di andare a vedere la squadra azzurra al Castellani, contro il Toro. Un po’ per studiare l’avversario, certo. Ma anche per un po’ per affetto.

 

Sta di fatto che, nonostante la stima evidente e palese che c’è tra il club empolese e il tecnico gigliato, domenica ognuno farà il suo. Ognuno cercherà di imporsi. Di battere l’altro. Perché il professionismo è un qualcosa che va oltre l’affetto. E allora, l’Empoli di Corsi e Sarri proverà a fare un dispetto ai gigliati, per continuare il suo incredibile e stupefacente percorso contraddistinto dal bel gioco; per provare a mettere altro fieno in cascina in vista della lotta salvezza; e per fare un regalo di Natale particolare ai suoi tifosi. La Fiorentina, dal canto suo, cercherà di fare altrettanto. Di stoppare il periodo d’oro della squadra azzurra. Ma soprattutto cercherà di ritrovare la vittoria interna. Perché quest’anno, in campionato, ha vinto solamente 2 partite su 7 a Firenze (contro Udinese e Inter) e, per una squadra che ha ambizioni Champions… non è proprio possibile continuare così. Dunque, gli uomini di Montella cercheranno di far valere la loro superiorità tecnica per chiudere il 2014 in bellezza, con tre punti fondamentali in vista del futuro. Tre punti che significherebbero molto, visto che potrebbero sostanzialmente avvicinare la Viola al terzo posto già da prima di Natale.

 

E allora. Da parte i sentimenti. La stima. Il passato. L’affetto. Montella darà uno sguardo in tribuna dove ci saranno il suo ‘vecchio’ presidente e quello attuale, poi darà la mano a Sarri e cercherà di batterlo. E viceversa. E solo alla fine della partita, potrà tornare ad essere un po’… empolese. Prima, sarà assolutamente fiorentino. Fiorentino a tutti gli effetti. Che dire… Che vinca il migliore! Beh, si… Che vinca proprio il migliore…

Autore: Michela Lanza – Redazione Fiorentina.it