Una coppa per due, nel mondo capovolto. Tutto diverso rispetto all’andata

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Quando si sono affrontate per la prima volta, un girone fa, la distanza tra Fiorentina e Lazio era molto più marcata. Ora si è un po’ assottigliata, nell’ultimo mese addirittura scomparsa. Così scrive il Corriere Fiorentino. La squadra di Inzaghi, seconda solo al Milan per numero di partite giocate, ha perso un po’ di smalto mentre quella di Pioli, nel dramma per la morte di Astori, si è compattata e ha trovato nuove e insospettabili energie. Resta però una partita difficile e piena di incognite.

La Lazio viene da un tostissimo tour de force, ma il derby lo ha affrontato con piglio garibaldino, senza cedimenti, se non nel finale quando è rimasta in dieci per l’espulsione di Radu. Anche in quei momenti complicati non ha perso lucidità, sempre presente a se stessa. Pioli la teme, lo ha detto già domenica dopo il pari con la Spal «mi ha impressionato più della Juventus». Una squadra fisica, tecnica, quadrata, energica. Consapevole della propria forza. La Lazio è tosta e ha molte soluzioni. In trasferta gioca persino meglio che in casa e ha vinto di più (dieci partite contro otto) e con la Roma ha dimostrato di aver reagito bene all’incredibile caporetto europea a Salisburgo.

La Fiorentina dovrà affrontarla con il piglio giusto, giocando da squadra, tenendo botta a centrocampo e sul piano fisico. La difesa, che ha subìto solo un gol nelle ultime sette partite (da Belotti a Torino), sarà chiamata a un super lavoro. Servono attenzione, lucidità, brillantezza e magari un pizzico di follia. Di sicuro la Lazio non regalerà niente. La lotta con Inter e Roma è all’ultimo respiro: due andranno in Champions, una scenderà in Europa League e rinuncerà a una vagonata di milioni. L’Europa League è il traguardo viola, reso possibile dall’exploit di vittorie consecutive (sei). Dopo lo 0-0 con la Spal la banda Pioli non deve perdere il passo. Non è solo una questione di gambe, ma anche di testa. Vietato sgonfiarsi sul più bello.