Una Fiorentina ‘camaleontica’: ieri tre moduli in una partita. Ma è un bene o no?

    0



    montella rideCi sono allenatori che nel corso della loro carriera in una squadra portano avanti una – e una sola – ideologia di gioco, con un modulo pre-stabilito che non viene quasi mai messo in discussione, nel bene o nel male. Esempio lampante è il Napoli di Benitez (guarda caso, proprio prossimo avversario dei viola), che in questi due anni non ha mai lasciato il 4-2-3-1, nonostante alti e bassi. Sull’opposta lunghezza d’onda ci sono invece tecnici che amano cambiare continuamente la propria squadra, adattando lo stile di gioco agli avversari ma soprattutto allo stato di forma dei propri giocatori, spesso duttili e capaci di ricoprire più posizioni all’interno del campo. È questo il caso della Fiorentina di Montella, che fin dall’estate 2012 ha alternato moduli tattici a seconda dei calciatori a disposizione, con l’input comunque chiaro di produrre risultati attraverso il gioco. La nostra analisi portata avanti nel pomeriggio di ieri (LEGGI QUI), che evidenziava una Fiorentina mai con lo stesso modulo per tre gare di fila in questa stagione, ha avuto immediato riscontro nella sfida serale contro il PAOK.

    Contro i greci Vincenzo Montella ha riproposto dal 1′ il 4-3-3, con Gomez punta centrale e Cuadrado e Vargas larghi sugli esterni. La difesa a quattro con Pasqual-Basanta-Gonzalo-Tomovic ed un centrocampo mix tra qualità e quantità (Pizarro-Kurtic-Lazzari). Modulo che con il passare dei minuti ha creato problemi alla squadra greca, soprattutto – proprio – sugli esterni offensivi, dove Vargas e Cuadrado sono riusciti a perforare la retroguardia ospite senza però – nelle varie situazioni – trovare la via del gol. Un tipo di gioco che in qualche modo ha agevolato lo stesso Mario Gomez, che ha avuto almeno 3-4 occasioni nitide per andare in gol.

    La Fiorentina ‘camaleontica’ si è poi trasformata nella ripresa: giocatori duttili, capaci di interpretare più ruoli a seconda dei diktat dell’allenatore, quelli in maglia viola, che con l’ingresso di Marin per Lazzari (al 57′) si sono schierati con il 3-5-2, con Tomovic-Gonzalo-Basanta nei tre dietro, Vargas scalato interno a centrocampo, Pasqual e Cuadrado sulle fasce. E poi Marin vicino a Gomez, questa la richiesta anche dello staff viola per favorire l’intesa tra i due tedeschi, compagni qualche anno fa in Nazionale. E un’occasione chiara, nitida, prodotta proprio dall’accoppiata teutonica.
    Dunque il vantaggio PAOK (81′), la Fiorentina che non sfonda e l’ultima carta di Montella: fuori Tomovic, dentro Babacar. Una punta al posto di un difensore, con la Viola che passa a questo punto ad un 4-3-1-2 con Gomez-Babacar in avanti e Marin dietro le punte, con i due terzini gigliati comunque molto alti nel finale.

    Alla fine arriva il gol del pari, su punizione, ma resta durante l’arco dei 94′ un chiaro esempio della Fiorentina ‘camaleontica’ voluta da Montella. Un dato che va ad allinearsi al percorso portato avanti sin qui nell’attuale stagione (ed in generale dall’estate 2012), per una Viola che cambia spesso di partita in partita (ed anche all’interno della stessa gara) modulo e stile di gioco. Resta da capire quanto, questo continuo cambiamento, possa giovare per la ricerca della continuità tanto perseguita in questi primi due mesi stagionali. Una Fiorentina che non ha mai vinto due partite di fila in campionato, che continua a cambiare uomini (e questo è assolutamente normale, visti i tanti impegni ravvicinati) e soprattutto assetti tattici. Anche se, forse, ritrovare vecchie certezze e certi automatismi in campo potrebbe agevolare il cammino verso la svolta. Differenze di punti di vista, di idee di calcio, tra chi vuole una squadra sempre diversa e adattata alle situazioni, e chi invece persegue un preciso stile (o meglio, modulo) di gioco.
    Domenica di fronte l’uno all’altro al Franchi due emblemi di tutto ciò nel calcio italiano, Montella e Benitez. Una sfida nella sfida, anche in questo senso…