Una tensione che non serviva. Sperando di non pagarla a Verona

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“Firenze è più famosa per la guerra tra Guelfi e Ghibellini, che per la bellezza del Ponte Vecchio”, disse Vincenzo Montella qualche settimana fa prima che la sua Fiorentina tornasse ad avvicinarsi alle zone di classifica che più le competono. Divisioni tra chi la vede in un modo, e chi la vede in un altro. Che sia su Pasqual, su Mario Gomez, su Neto, sui moduli, sul mercato, sui cambi, su tutto. Perché in fondo a Firenze siamo fatti così. E la polemica, a volte, andiamo a crearla anche laddove non c’è.

Su Mario Gomez, in realtà, un po’ di polemica c’è. Impossibile dire il contrario senza essere in malafede. Di pazienza, dopo la gara di Parma, ce n’è sempre meno. Non è raro vedere mezzi screzi tra tifosi stessi sugli spalti ad un errore del tedesco. Dall’attesa, alla smania, dalla fiducia all’inquietudine insomma. Difenderlo, adesso, è veramente difficile, sostenerlo è un’altra cosa. Quella andrebbe fatta sempre per un giocatore che indossa la maglia della tua squadra del cuore. Ma la questione non è neanche più troppo incentrata sul Gomez si/Gomez no/fiducia/non fiducia. Ma sul…c’era proprio bisogno di questo nuovo clima di tensione? Perché alla vigilia di una gara delicata come quella di Verona sarebbe servito tutt’altro. Già a Parma il nervosismo aveva condizionato la gara. I due espulsi ne sono l’esempio più lampante, ma non si può certo dire che quella sia stata la Fiorentina più tranquilla dell’anno tra la situazione Neto, i cori di scherno al brasiliano, e la partita di Gomez. Ogni volta, insomma, ce n’è una.

Missione: ritrovare calma e gesso, dunque. Quella che in seno alla Fiorentina sembra essere lontana dall’esser realmente trovata. Da obiettivi e scelte di mercato (soprattutto passate), allo sfoltimento della rosa, all’utilizzo di alcuni calciatori, passando per quelle battutine che lo stesso tecnico viola spesso ha fatto per stemperare gli animi, ma che alla società non sempre sono piaciute. Passando per il rispetto chiesto dallo stesso Montella di fronte a dei risultati che non chiedevano altro che fischi e malumori, come è accaduto, fino ad un mese e mezzo fa. Come a dire, alcune volte, mostrare i denti e gli attributi è sembrato nient’altro che una cosa positiva, oggi, proprio, no. Alle 15:00 c’è il Chievo. E la speranza non può che essere una soltanto: che la tensione sia davvero alle spalle. Al Bentegodi c’è da vincere. E non sono ammessi eccessi di nervosismo dannosi. Che la lezione di Parma sia servita. Il treno terzo posto non aspetta più.

Autore: Redazione Fiorentina.it