Under 21, non chiamateli azzurrini. Berna e Chiesa: parte l’Europeo

di Vincenzo D'Angelo - La Gazzetta dello Sport

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Crederci è un imperativo categorico. Lo dice la nostra storia Under 21, con l’Italia nazionale più vincente d’Europa. E lo suggerisce la qualità della rosa a disposizione di Gigi Di Biagio per la spedizione in Polonia. Se non ci sono 23 titolari, pochi ci manca. Merito della federazione e del presidente Carlo Tavecchio. Lo aveva messo tra i punti della sua rielezione. Un ordine più che una promessa: «Con me al comando, in Polonia andranno tutti i migliori per puntare al titolo». E così è stato. Salvo Alessio Romagnoli — infortunato — ci sono tutti i big promossi da Ventura nell’ultimo biennio, come Donnarumma, Rugani, Gagliardini e Bernardeschi. E ci sono anche i nuovi big della Nazionale, come Conti e Pellegrini. Per non parlare dei leader storici di questo gruppo, come Berardi, Benassi e Cataldi.

Il c.t. Di Biagio solitamente cerca di nascondere pensieri e sensazioni, anche per alleggerire la pressione intorno alla squadra. Ma stavolta non è riuscito a trattenere l’entusiasmo. «Credo sia l’Italia più forte degli ultimi venti anni». E allora giusto pensare in grande ed essere orgogliosi della crescita di questo gruppo. Per Di Biagio la soddisfazione è doppia, visto che sin dall’inizio era tra i tecnici scelti da Arrigo Sacchi per il Rinascimento azzurro. «È una storia nata 7-8 anni fa — ha detto mercoledì a Trigoria il c.t., nell’ultimo giorno di ritiro italiano —, l’obiettivo principale era rilanciare il calcio italiano e credo che questo sia stato raggiunto. Vincere l’Europeo sarebbe la ciliegina sulla torta, il coronamento di un lavoro intenso da parte di tutti quanti, dall’Under 15 all’Under 21. Siamo sereni, siamo contenti, il primo obiettivo è stato centrato, ora tocca al secondo».

Per centrare il secondo sarà fondamentale partire subito bene. Per lanciare un messaggio alle avversarie e cominciare a farsi trasportare anche dall’entusiasmo figlio dei risultati e non soltanto da quello suggerito dalle potenzialità della squadra. L’Italia può vincere, certo. E ne è consapevole per una lunga serie di motivi. Primo punto: arriva all’Europeo come miglior difesa della fase a gironi (appena 3 gol subiti) insieme a Inghilterra e Danimarca. E rispetto al percorso di qualificazione ci saranno due certezze enormi in più, come Donnarumma e Rugani, da un anno promossi da Ventura. Secondo punto: un piccolo aiuto è arrivato indirettamente anche dalla nostre avversarie del Gruppo C.

La Germania faceva paura, unica nazionale capace di fare percorso netto nelle qualificazioni: 10 vittorie su dieci e miglior attacco con 35 gol realizzati. Una schiacciasassi che sembrava non conoscere ostacoli e che alla fine s’è trovata il «nemico» dentro casa, sotto forma di Confederations. Il c.t. Löw ha fatto razzia, chiamando diverse stelline come Sané, Goretzka, Brandt, Werner, Henrichs, volendo anche Kimmich, che però dallo spogliatoio dell’Under non è mai passato nell’ultimo biennio. La Danimarca, nostro avversario nel debutto di domenica, ha addirittura rinunciato ai due attaccanti più importanti, come Dolberg e Sisto. Il solo Ingvartsen — comunque 8 reti in sei gare di qualificazione — non può togliere il sonno agli azzurri. Poi c’è la Repubblica Ceca di Schick, capocannoniere della fase a gironi con 10 gol in 9 gare. Vale il discorso della Danimarca: avversario da non sottovalutare, chiaro, ma è più probabile pensare che siano i cechi a doversi preoccupare di noi.

Infine, anche la sequenza degli incontri potrebbe rivelarsi un’arma in più: Italia-Germania sarà l’ultima sfida del girone, il 24 giugno a Cracovia. Se entrambe dovessero arrivarci a punteggio pieno sarebbe più facile pensare che anche la miglior seconda (ultimo posto per le semifinali) possa uscire dal gruppo C. esperienza Discorsi ora lontani. Meglio concentrarsi sul campo, con la consapevolezza che questa squadra, oltre ad avere una qualità altissima, stavolta può vantare anche l’esperienza giusta per puntare al grande obiettivo: quasi mille presenze in A per il gruppo azzurro sono un bel biglietto da visita. D’accordo, la Spagna resta il Dream Team da battere. Ma nel testa a testa, in una gara secca, l’esito potrebbe essere tutt’altro che scontato. Coraggio Italia, credici.