Verdone: “Simpatizzo viola, da Hamrin a Batistuta. Borja può illuminare le partite”

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    borja valero nainggolan romaTIFOSO ROMANISTA, simbolo di Roma, amatissimo dal pubblico di tutta Italia. Carlo Verdone, l’attore e regista di «Un sacco bello» e «Bianco, rosso e Verdone», alla vigilia di Fiorentina-Roma si racconta e ci racconta qualche spigolatura della sua passione per il calcio, e qualche frammento di ricordi legati alla Fiorentina. Eccolo qui. Giallo, rosso e Verdone. Con qualche sfumatura di viola. 
    Carlo, senza mettere in discussione la sua passione per la Roma, che sentimenti ha verso la Fiorentina? 
    «Da romanista, per la Fiorentina ho comunque avuto sempre molta simpatia. E ho ammirato tanti giocatori viola». 
    Quali, per esempio? 
    «Ammiravo moltissimo Kurt Hamrin, negli anni ’60. E poi, curiosamente, molti portieri viola: Albertosi, Superchi, poi Giovanni Galli… E ovviamente Antognoni, che mi piaceva moltissimo. Chiarugi, una splendida ala. E, venendo in tempi più vicini, Batistuta, il fuoriclasse dei fuoriclasse, che ha avuto l’ultima stagione di gloria proprio da noi, a Roma». 
    Affettivamente, c’erano dei legami con la Fiorentina? 
    «Come no! Mio padre era toscano, e anche quando abitavamo a Roma guardava sempre sul giornale i risultati della Fiorentina. Lo faceva quasi di nascosto, e gli dicevo: ‘papà, ma guardi i risultati della Fiorentina?’. E lui glissava…». 
    Firenze che emozioni le dà, e quali ricordi la legano ad essa? 
    «C’è poco da fare: Firenze è una delle più belle città del mondo, andrebbe tenuta come un cristallo, e mi fa male ogni volta che leggo di qualche dramma, come il cedimento della spalletta dell’Arno. A Firenze ho ricordi legati al teatro: al Niccolini dovevo rimanere una settimana soltanto, avevo paura del pubblico fiorentino, così esigente. E invece rimasi un mese e mezzo. Fu la prima grande gioia della mia vita professionale». 
    Ci sono ricordi legati anche a suo padre… 
    «Sì: perché mio padre, senese, professore di cinema, da giovane scriveva per ‘La Nazione’, e consegnava i pezzi alla redazione di Firenze. Faceva su e giù tra Siena e Firenze, e scriveva per questo giornale con grande passione». 
    C’è un po’ di ironia sui siti web viola, riguardo al rigore concesso a Dzeko. Uno di questi scrive: «E’ fuori pericolo il giovane bosniaco svenuto all’Olimpico, apparentemente senza motivo»… 
    «E’ l’ironia toscana, che quando è di buona qualità funziona, punge, e non puoi farci niente. Bravi quelli che riescono a pungere». 
    Parliamo della Fiorentina di oggi. Chi la colpisce, fra i giocatori viola? 
    «Bernardeschi, che va seguito con molta attenzione, perché può diventare un grandissimo o perdersi per strada. È giovane, ha talento, ma bisogna fare in modo che non si scoraggi». 
    Qual è il problema della Fiorentina? 
    «Manca il vero asso. Quello che ti illumina la partita. Il vostro potrebbe essere Borja Valero quando è in forma; noi siamo ancora illuminati da un signore che ha quarant’anni e che si chiama Francesco Totti, e che ti cambia le partite. Il calcio per certe squadre è come il rock. Il rock migliore lo fanno quelli con i capelli bianchi!».