Viola, partenza a rilento. Ma il Ferraris è un acquario

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    Genoa-Fiorentina Maxi OliveraFINISCE dopo ventisette minuti e cinquantadue secondi la partita nell’Acquario di Genova, su uno dei peggiori terreni da gioco d’Italia sommerso da una cascata d’acqua lunga 12 minuti, ma come da tradizione modesto assai per capacità drenaggio e affidabilità nelle situazioni normali. Figuriamoci in quelle critiche. Del manto erboso poi non ne parliamo: era già sofferente mentre le squadre si stavano allenando, prima della partita, con il sole e trenta gradi di temperatura. Il temporalone è stato violento, la risposta del campo è stata modello-risaia. Un problema dopo l’altro, compreso quello di individuare la data del recupero all’interno di un calendario fittissimo e invaso anche dalle soste per le partite della Nazionale. 
    CONSULTAZIONI nelle prossime ore, c’è chi parla del 15 dicembre, ma c’è anche la possibilità che la partita possa essere recuperata a l’11 gennaio. Particolare però da non sottovalutare: la domenica dopo è in programma Fiorentina-Juventus… Possibile quindi che – con grande sforzo e collaborazione magari di altre società – possa essere individuata un’altra data facendo slittare incontri già in programma. Terreno di gioco molto amatoriale qui a Genova, ha stupito anche il fatto che quando la pioggia è diminuita e poi cessata nessun addetto abbia provveduto a drenare il campo per accelerare. Tesi successiva e raccolta in tribuna: probabilmente era evidente che non sarebbe servito, considerata la capacità di assorbimento del terreno. 
    Vabbè: qui ci giocano soltanto due squadre in serie A, era così difficile migliorare le condizioni del campo durante il periodo estivo? Le polemiche come al solito non mancheranno, le soluzioni probabilmente sì. La partita è stata sospesa dopo 27 minuti e 52 secondi, quando il campo si stava trasformando in piscina (soprattutto sulla fascia sotto la tribuna centrale) e l’arbitro si è preso mezz’ora per un nuovo sopralluogo. Banti è tornato sul terreno alle 16 e sotto la scorta dei capitani Gonzalo e Burdisso ha fatto rimbalzare la palla a centrocampo e nelle due aree di rigore: grandì olé da parte dello stadio, esaltato per le piccole reazioni verticali del pallone, ma l’arbitro ha accuratamente evitato di valutare la situazione sulle fasce. Era il segnale che la partita poteva essere giocata? In realtà, esattamente il contrario: anche a occhio Banti ha stabilito – insieme ai capitani – che in alcune parti del campo era impossibile giocare. Alle 16.05 l’annuncio ufficiale dello speaker, qualche fischio ma tutto sommato era evidente agli occhi di tutti l’impossibilità di poter disputare una partita regolare a Marassi. Quindi tutti a casa: ‘La gara è stata definitivamente sospesa, vi preghiamo di abbandonare rapidamente lo stadio’. E giù altri fischi. Nessuna dichiarazione da parte della Fiorentina, ufficiosamente però emerge una posizione chiara: in quelle condizioni il Genoa era chiaramente favorito, aveva avuto due settimane per preparare la partita potendosi allenare con (quasi) tutti i giocatori e a livello fisico poteva far valere la maggiore intensità. 

    CAPOVOLGENDO la situazione, il maggior tasso tecnico della Fiorentina non avrebbe potuto trovare vantaggi nella risaia. Quindi tutto sommato alla Fiorentina è andata bene così.
    NEI QUASI 28 minuti avevamo assistito a una partita intensa, con la Fiorentina in difficoltà sulla fascia destra (Tello contro Laxalt). Pressing totale, esordio sulla fascia sinistra di Maxi Olivera. Veramente poco da ricordare, a parte un’altra esclusione di Bernardeschi e la traversa colpita nella parte superiore da Laxalt, bravo a scegliere il tempo per saltare di testa. Poi il temporalone e la figuruccia del terreno di gioco. Niente di sorprendente da queste perti, considerato che il 21 febbraio 2015 il derby fu rinviato per impraticabilità del campo.